Piralide del Bosso” (Cydalima perspectalis)

La “Piralide del Bosso” (Cydalima perspectalis) è un lepidottero appartenente alla famiglia dei Piralidi di origine orientale che è molto diffuso in Giappone, Cina e Corea.

Le prime segnalazioni della sua presenza in Europa risalgono al 2006, mentre dal 2010 se n’è riscontrata la presenza nel territorio italiano, specificatamente nelle regioni del Nord.

L’insetto ha abitudini alimentari legate quasi esclusivamente alle piante di bosso, e ne danneggia moltissime varietà anche se pare preferire Buxus sempervirens varietà rotundifolia che ha dimensioni della lamina fogliare maggiori. Ma sono segnalati attacchi anche su piante di Pachysandra terminalis, Ilex ed Euonymus.

IL DANNO

La larva si nutre delle foglie, dei germogli e, occasionalmente dei giovani rametti. Erode le lamine fogliari e porta a manifestazioni sintomatologiche molto evidenti con un rapido mutamento dell’aspetto della pianta che perde il caratteristico colore verde intenso per manifestare disseccamenti più o meno diffusi e una colorazione ocracea tipica di foglie che hanno perduto la capacità fotosintetica.

All’interno del fogliame compare una fitta rete di fili sericei prodotti dall’attività della larva all’interno dei quali rimangono intrappolati i residui dell’attività della larva stessa, le esuvie delle mute successive e gli escrementi dell’insetto.

Forti infestazioni portano a gravi defogliazioni ed alla perdita completa del portamento caratteristico delle piante che, anche se non porta a morte l’esemplare, ne causa un danno estetico considerevole.

L'insetto è anche in grado di effettuare delle migrazioni nell'intorno delle piante di bosso ed è quindi facilmente rinvenibile, in caso di forti infestazioni, anche sulle strutture poste nelle vicinanze (muretti, marciapiedi ecc.).

IL CICLO

Indicativamente l’insetto può compiere due - tre o quattro generazioni nel corso dell’anno e trascorre l’inverno come larva all’interno del bozzolo sericeo tessuto tra le foglie delle piante.

Le larve riprendono l’attività trofica all’innalzamento delle temperature primaverili, completano lo sviluppo, si impupano e danno origine alla prima generazione di adulti nel mese di giugno. Secondo quanto riportato in bibliografia occorrono circa 30 – 40 giorni per compiere un ciclo completo (da uovo ad adulto).

L’adulto è una farfalla con ali bianche corredate da una tipica banda marrone scuro sui bordi. L’apertura alare di circa 40 mm.

Le uova vengono deposte tipicamente a gruppi, in maniera tale da formare delle caratteristiche oviplacche di 15-20 elementi collocate nella pagina inferiore delle foglie. Inizialmente le uova appaiono di colore giallo chiaro, mentre in seguito tendono ad imbrunire lasciando intravedere al loro interno una macchia scura corrispondente alla capsula cefalica nera della larva in via di formazione.

Le larve di prima età sono lunghe circa 1,5 mm, presentano un colore tendenzialmente giallastro con il capo nero ed appena uscite dalle uova, si nutrono in forma gregaria e sono quindi facilmente osservabili in piccoli popolamenti nella pagina inferiore delle foglie. In questa fase la larva si nutre esclusivamente della parte inferiore delle foglie risparmiando l’epidermide superiore.

A partire dalla terza età le larve si nutrono erodendo completamente la foglia che assume un tipico aspetto scheletrizzato. Le larve in questa fase cominciano a tessere i fili sericei allo scopo di avvolgere mazzetti di foglioline e creare dei “nidi” all’interno dei quali si incrisalidano.

Lo sviluppo larvale avviene con una successione di età variabili (generalmente 5 o 6 stadi) caratterizzati da un progressivo incremento delle dimensioni e da una colorazione che diviene sempre più intensa. Il colore delle larve rimane sempre con una caratteristica tinta di fondo gialla-verdastra con bande laterali nere, mentre appare molto evidente il capo nero. A maturità le larve raggiungono le dimensioni di 38-40 mm.

La crisalide ha una lunghezza di 20 mm circa e si presenta di colore inizialmente verde chiaro e poi virante al bruno e sono nascoste all’interno della vegetazione, avvolte da un bozzolo sericeo biancastro.

LA LOTTA

Nei confronti di questo insetto non risultano ancora registrate per l'impiego specifico sostanze attive particolari.

In caso di deboli infestazioni è possibile far cadere le larve scuotendo la pianta, avendo poi cura di raccoglierle e sopprimerle.

Prodotti come il Bacillus thuringiensis var. Kurstaki o come i regolatori di crescita sono in grado di fornire risultati apprezzabili senza creare gravi alterazioni dell'equilibrio ambientale, in quanto prodotti a basso impatto ambientale in grado di preservare quanto più possibile l'integrità dell'ecosistema, anche allo scopo di favorire il naturale controllo dell'infestante

Affinché il trattamento sia efficace occorre intervenire nei confronti di larve giovani sulle quali i prodotti si rivelano maggiormente efficaci.

Questi formulati possono essere impiegati in ambito urbano in quanto non sono tossici per le persone e molto selettivi per tutti gli insetti utili e i pronubi selvatici.

Buone pratiche:

  • tempestività degli interventi. Effettuati all'inizio delle infestazioni in modo da colpire larve giovani e coetanee.
  • Tempistica. Evitando di intervenire in presenza di fiori aperti sulla pianta, molto attrattivi nei confronti delle api e di altri insetti impollinatori.
  • buona bagnatura della pianta. Per colpire le larve nascoste fra le foglie più interne delle siepi
  • impiego di volumi medio alti e ripetizione del trattamento. In presenza di pioggia intensa nelle sei ore successive
  • Acidificazione della soluzione acquosa. In presenza di acqua con pH alcalino.
  • Trattamento nelle ore serali. Da ripetersi,con le stesse modalità, a distanza di qualche giorno

(dal sito web del Servizio fitopatologico della Regione Emilia Romagna)

Martedì, 25 Agosto 2015

Questionario di valutazione

© 2019 Comune di Riva del Garda powered by ComunWEB con il supporto di OpenContent Scarl