Novità Ottobre 2016

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Anna Karenina

Lev Tolstoj, traduzione di Claudia Zonghetti

L’anima femminile del mondo attraversa ogni pagina, ogni riga, e riempie ogni spazio di Anna Karenina: il capolavoro di Lev Tolstoj che possiamo rileggere nella nuova e ottima traduzione di Claudia Zonghetti pubblicata da Einaudi. Le quattro principali figure maschili del romanzo — Oblonskij, Vronskij, Levin e Karenin — così diverse fra loro, ci appaiono come meravigliosamente compiute, e indimenticabili. Ma sono le donne, e non solo Anna e Kitty, nelle quali l’anima femminile si incarna con maggiore prepotenza, tutte le donne che in qualche modo partecipano alle due vicende sentimentali e sociali contrapposte al centro del racconto — l’adulterio e il matrimonio «giusto» — a dominare la scena e a indirizzare gli eventi.  

Bumf

Joe  Sacco

Cosa resterà di Barack Obama? In che modo i suoi otto anni di mandato hanno segnato la politica americana e internazionale? Nel 2009, quando gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace, in molti storsero il naso e si chiesero: "Che ha fatto per meritarselo?". Oggi, mentre la sua parabola politica è prossima alla conclusione e qualcun altro scalpita per prendere il suo posto, sono in tanti a domandarsi se le sue parole d'ordine (change e hope, cambiamento e speranza) non siano state solo delle vaghe promesse. Tra le fila dei delusi, la voce di Joe Sacco è senza dubbio la più radicale e schietta. 

Cinema per la didattica. Film per tutte (o quasi) le discipline scolastiche

Ferruccio Cumer

Nato nel 1940, è socio fondatore e presidente della Coop. ZeLIG. L’insegnante è membro del Consiglio Radiotelevisivo della Provincia Autonoma di Bolzano, ha diretto per anni il Cineforum BZ e ha creato la Biblioteca del Cinema. Per la Casa Editrice Junior ha firmato “Cinema per la didattica” e con Federica Cumer è sia autore della serie “Itinerari nel cinema”, giunta al 5° volume, che ideatore del festival internazionale “Borderlands-Terre di confine”. 

Città in fiamme

Risk Hallberg Garth

New York, 1977. Il Bronx è in fiamme e Central Park è il terreno di caccia di rapinatori ed eroinomani, il punk sta nascendo e gli artisti ancora affittano le soffitte a Manhattan. La notte di Capodanno corre sul filo del rasoio. È quasi mezzanotte quando si alza una tempesta di neve e, nel frastuono dei fuochi d'artificio, uno scoppio attraversa Central Park. Uno sparo. Forse due. Il momento esatto in cui scocca la mezzanotte. Gli eventi intrecciano i destini di un insolito gruppo di newyorkesi.

Epepe

Ferenc Karinthy

Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. "Epepe" è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile e che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell'angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di "Epepe".

Gratitudine

Oliver Sacks

I quattro scritti qui raccolti sono la lettera di congedo che Oliver Sacks ha voluto indirizzare ai suoi lettori, dapprima rendendoli partecipi delle proprie sensazioni di fronte alla soglia degli ottant'anni, e più tardi informandoli, con perfetta sobrietà, di essere affetto da un male incurabile. Ma non ci si inganni: sono pagine vibranti di contagiosa vitalità quelle che Sacks ci regala, dove più che mai si respirano freschezza, passione, urgenza espressiva. 

 

Non ti riconosco: un viaggio eretico nell'Italia che cambia

Marco Ravelli

Un viaggio per tappe della mente e del cuore nell'Italia del boom economico, del sogno, della decadenza. Di pieni fattisi d'improvviso vuoti. Di momenti di caduta e stordimento, ma anche di grande condivisione e cambiamento.

Bella ciao: la canzone della libertà

Carlo Pestelli

Non c'è canzone al mondo capace di scatenare entusiasmi di piazza, cori ed euforia come Bella ciao, ma allo stesso tempo non c'è canzone così capace di suscitare dibattiti e dividere gli animi. Le note e le parole che tutti conosciamo nascondono un'energia che non ha pari nella musica popolare. In ogni manifestazione pubblica, a ogni anniversario, le note di Bella ciao sono simbolo di libertà e di liberazione. Ma dove nasce questa canzone?

Lunedì, 21 Novembre 2016 - Ultima modifica: Lunedì, 05 Dicembre 2016

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