Basta con i certificati
!
L'Autocertificazione è un tuo diritto!
Ogni volta che ci avviciniamo ad uno sportello pubblico
per prima cosa veniamo sommersi da richieste di certificati. Secondo i
burocrati dovremmo passare la nostra vita a procurarci pezzi di carta in cui
sono contenuti dati spesso già in possesso di chi illegalmente li richiede.
Sin dal 1968, infatti, una legge ha affermato il diritto del cittadino ad
autocertificarsi, liberandolo dalla schiavitù del certificato inutile.
Malgrado questo diritto sia stato riaffermato con forza nell'ormai famosa legge
241/90, non è bastato a rimuovere l'attaccamento di molti burocrati ad una
prassi inutile e dispendiosa né è riuscita ad informare adeguatamente gli
italiani sulla effettiva possibilità di sottrarsi ad una procedura superata ed
illegittima.
Si tratta quindi di dire basta: di rifiutarsi di
produrre certificati, di avvalersi, in tutti i casi previsti dalla legge, del
diritto di autocertificarsi e soprattutto di pretendere che questo diritto sia
riconosciuto. E nei casi estremi, di essere pronti a denunciare abusi ed
omissioni. Solo così la burocrazia abbandonerà la ripetitiva prassi di
chiederci: "ha portato i certificati?".
Vediamo meglio che cos'è l'autocertificazione:
è il diritto del cittadino di rilasciare ad un qualsiasi ufficio pubblico
(all'impiegato o al funzionario competente a ricevere i documenti richiesti per
avviare un determinato procedimento amministrativo, es. impiegato addetto
dell'ufficio asili nido) una dichiarazione sostitutiva da lui stesso
sottoscritta, che sostituisce, a tutti gli effetti, il normale certificato.
In pratica la legge sull'autocertificazione
consente al cittadino di evitare di perdere tempo nel procurarsi i vari
certificati richiestigli per avviare un qualunque procedimento amministrativo
(ad es: per avere la patente, il passaporto, per l'iscrizione ad una scuola
pubblica ecc.).
La legge, infatti, gli conferisce il diritto di
andare direttamente all'ufficio competente per la pratica che gli interessa ed
avviarla rilasciando all'impiegato una o più autocertificazioni.
AUTOCERTIFICAZIONE
Cos'è
Per lo svolgimento di numerose
pratiche i cittadini hanno la facoltà di produrre, in sostituzione dei
certificati richiesti da una Pubblica Amministrazione o da un gestore di
servizi pubblici, una autocertificazione, ovvero una propria dichiarazione
attestante fatti o situazioni personali.
La Pubblica Amministrazione ed i gestori dei servizi pubblici non
possono più richiedere alcun certificato ai cittadini.
Come si fa
L'autocertificazione può essere fatta
presso la propria abitazione o nell'ufficio in cui il soggetto si trova, senza
doversi recare in Comune per richiedere il normale certificato. Sarà
sufficiente dichiarare in modo chiaro e semplice i fatti e sottoscrivere.
Esempio: se viene richiesto il certificato di residenza sarà
sufficiente dichiarare:
Io sottoscritto ............. nato il........ a....... dichiaro di essere
residente nel
Comune di ..................... in Via ............. n°.......
Data.........
Firma ..........................
Attenzione: La firma non dovrà essere autenticata da un
pubblico ufficiale: quindi non sarà necessario sostenere la
spesa di £. 20.000 dovute per l'imposta di bollo.
Allo scopo di rispondere alla
quasi totalità dei casi, è possibile scaricare i moduli già predisposti:
basta stamparli, completarli e consegnarli all'ufficio competente.
Come si presenta
L'autocertificazione può essere
presentata direttamente e personalmente all'Ufficio che richiede il
certificato, oppure essere trasmessa per posta, via fax, tramite terze persone o
posta elettronica.
L'autocertificazione può essere
presentata presso tutti gli uffici delle Pubbliche
Amministrazioni (Comune, Prefettura, Questura, NPS,
Motorizzazione, Provincia, Regione, ecc.) ed a tutti i gestori
di pubblici servizi ( Enel, Telecom, Omnitel, Aci, Azienda Gas,
Trasporti, Acqua, ecc.).
L'autocertificazione può essere
presentata agli Uffici o Aziende private (Banche, Agenzie Viaggi, Agenzie
per il recupero crediti, ecc.) che vi consentano.
Attenzione: quando il certificato è richiesto
da un'Azienda privata e quest'ultima lo
trasmette
ad un Ente pubblico, è possibile avvalersi dell'autocertificazione.
Cosa si può
autocertificare
Per accedere al modulo da
utilizzare cliccare sulla voce d'interesse.
I certificati che possono essere sostituiti dall'autocertificazione sono:
2 - residenza,
4 - godimento dei diritti civili e politici,
5 - stato di celibe, coniugato o vedovo,
8 - decesso del coniuge, ascendente o discendente,
9 - tutte le situazioni relative
all'adempimento degli obblighi militari, compreso il foglio matricolare,
10 - iscrizione in Albi, Registri o Elenchi
tenuti dalla Pubblica Amministrazione,
11 - composizione della famiglia anagrafica,
12 - titolo di studio o qualifica
professionale posseduta; esami sostenuti; titolo di
specializzazione, di abilitazione, di
formazione, di aggiornamento e di
qualificazione tecnica,
13 - situazione reddituale o economica, anche
ai fini della concessione di benefici e
vantaggi di qualsiasi tipo previsti
da leggi speciali; assolvimento di specifici obblighi
contributivi con l'indicazione
dell'ammontare corrisposto;possesso
e numero del codice fiscale e della
partita IVA e di qualsiasi dato presente
nell'archivio dell'anagrafe
tributaria inerente all'interessato,
14 - stato di disoccupazione; qualità di
pensionato e categoria di pensione; qualità di
studente,
15 - qualità di legale rappresentante di persone
fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore
o simili,
16 - iscrizioni presso associazioni o
formazioni sociali di qualsiasi tipo,
17 - di non aver riportato condanne penalie di
non essere a conoscenza di procedimenti penali a
carico,
18 - qualità di vivenza a carico,
19 - di non essere destinatario di
provvedimenti che riguardano l'applicazione di misure di
prevenzione, di
decisioni civili e di provvedimenti amministartivi iscritti nel casellario
giudiziale ai sensi
della vigente normativa.
20 - di non trovarsi in stato di liquidazione o
di fallimento e di non aver presentato domanda di
concordato
21 - tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato
contenuti nei registri di stato civile.
Quando non è possibile
avvalersi dell'autocertificazione si può ricorrere alla dichiarazione
sostitutiva dell'atto di notorietà.
Dichiarazione sostitutiva
di atto notorio
Questa è una dichiarazione resa dal
cittadino comprovante fatti, stati e qualità personali o riferiti ad
altre persone, di cui il soggetto interessato sia a diretta conoscenza.
|
Esempio: |
se l'impianto
elettrico della propria abitazione è stato ristrutturato nel 1990, da
una ditta che oggi non esiste più, sarà possibile rendere la seguente
dichiarazione: '' Il sottoscritto ...............
dichiara che la Ditta ............. ha eseguito i lavori di
ristrutturazione dell'impianto elettrico nell'abitazione posta in
...................... nell'anno 1990''. |
|
Attenzione: |
con la
dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà non
si possono dichiarare situazioni inerenti fatti che debbano ancora
accadere,assunzioni di impegni, rinunce, accettazione di incarichi,
intenzioni future e tutto ciò che riguarda i rapporti privati. |
è possibile scaricare moduli già
predisposti per fare la dichiarazione sostitutiva di atto notorio: basta
stamparli, completarli e consegnarli all'ufficio competente.
Le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà presentate a pubbliche
amministrazioni o a gestori di servizi pubblici NON devono
essere autenticate: sarà sufficiente allegare la fotocopia di un documento di
riconoscimento.
Esibizione di documenti
I dati relativi al cognome, nome,
luogo e data di nascita, cittadinanza, stato civile e residenza attestati in
documenti di riconoscimento in corso di validità, hanno lo stesso valore dei
corrispondenti certificati.
Quando si rivolge un'istanza a una
Pubblica Amministrazione o a chi gestisce un servizio pubblico e viene
richiesto di esibire un documento d'identità, non si dovrà presentare nessun
certificato che contenga i dati presenti nel documento d'identità.
Si può utilizzare qualsiasi documento
per comprovare stati e qualità personali mediante esibizione all'ufficio
competente del documento rilasciato da una Pubblica Amministrazione che
contenga l'attestazione dei dati richiesti.
Nel caso in cui i dati attestati in
documenti di riconoscimento abbiano subito variazioni dalla data di rilascio e
siano comunque utilizzati per sostituire i certificati, il responsabile può
essere soggetto a sanzioni penali.
Cose da sapere
Nelle autocertificazioni e
nelle dichiarazioni sostitutive dell'atto di notorietà si deve sempre
dichiarare la verità.
L'ente che riceve l'autocertificazione
provvede d'ufficio per accertare la veridicità di quanto è stato dichiarato dal
cittadino; se la dichiarazione non risponde a verità il soggetto può essere
punito con gravi sanzioni penali, ma non solo: si perdono anche i benefici che
si intendono conseguire.
Esempiose per ottenere un alloggio di edilizia pubblica si
dichiarano situazioni verificate come non vere, non solo si è puniti per aver
fatto false dichiarazioni, ma si perde anche l’alloggio conseguito attraverso
dichiarazioni mendaci
Quando un soggetto si presenta presso
un ufficio pubblico, l'impiegato deve sempre avere i moduli necessari per poter
fare l'autocertificazione.
Quando si deve presentare una domanda
ad un ufficio pubblico, è possibile inserire in essa il contenuto delle
autocertificazioni e delle dichiarazioni sostituive, anche se queste sono
richieste con atti separati.
Esempio: se si deve presentare una domanda per ottenere una certa
autorizzazione
e ci viene chiesto di allegare un certificato di residenza, anzichè
presentare due atti distinti, sarà possibile sottoscrivere un unico atto
secondo il seguente schema:
" Il sottoscritto .................... nato a
................. il .......
CHIEDE
l'autorizzazione per .................. e a tal fine, consapevole delle
responsabilità
penali in caso di falsa dichiarazione ..................
DICHIARA
di essere residente nel Comune di ................. via............ n°......
di avere acquistato il bene ............... in data ............
Firma
Persone impedite per motivi di salute
In questi casi tutte le dichiarazioni potranno essere rese, in sostituzione
della persona ammalata, rispettivamente dal coniuge o, in assenza di questi dai
figli o da un parente fino al 3° grado.
Autentica di firme e copie
Quando si presenta una domanda ad un ufficio pubblico e viene richiesta
l'autentica della firma, si può:
Attenzione: quando si
partecipa ad un concorso pubblico non si dovrà mai autenticare la firma sulla
domanda di partecipazione.
Le copie autentiche.
Le copie autentiche di atti e documenti sono pienamente equipollenti agli
originali. L'autenticazione di un documento può essere effettuata dal
funzionario competente dal quale è stato emesso l'originale, da quello presso
il quale l'originale è depositato o conservato o da quello presso il quale deve
essere presentato il documento, nonché da un notaio, cancelliere, segretario
comunale o altro funzionario incaricato dal Sindaco.
Nel caso si debba presentare all'Amministrazione copia autentica di un
documento, l'autenticazione della copia può essere fatta dal responsabile del
procedimento o dal dipendente competente a ricevere la documentazione, dietro
esibizione dell'originale. In questo caso la copia autentica può essere utilizzata
solo nel procedimento in corso.
Autentiche self-service.
In ogni caso il cittadino può rendere autentica la copia di un documento
senza ricorrere al pubblico ufficiale.
Dovrà semplicemente presentare la fotocopia del documento richiesto con ina dichiarazione
sostititiva dell'atto di notorietà attestante la conoscenza del fatto che la
copia allegata è conforme all'originale.
Un obbligo per la Pubblica Amministrazione
Oggi le norme per la semplificazione offrono molti e diversi modi per
snellire l'attività amministrativa e per evitare al cittadino inutili e
fastidiose perdite di tempo e di denaro: autocertificazione,
dichiarazione sostitutiva di atto notorio, esibizione di
documenti, autentica di copie, acquisizione diretta di atti e documenti.
E' il cittadino che sceglie gli strumenti semplificativi di cui
avvalersi: la Pubblica Amministrazione non può, in nessun caso, rifiutare di
accogliere le scelte fatte dal cittadino nè richiedere alcun tipo di
certificato.
In caso di rifiuto il dipendente pubblico incorrerà nelle sanzioni previste
dal codice penale e potrà essere punito per omissione o rifiuto di atti
d'ufficio.
Qualora il cittadino non intenda presentare l'autocertificazione potrà
chiedere, al dipendente dell'ufficio a cui si rivolge, che egli stesso
acquisisca direttamente i documenti e i certificati presso le Pubbliche
Amministrazioni competenti.
In questo modo il cittadino non dovrà preoccuparsi di niente: sarà la
pubblica amministrazione ad agire per lui.
Esempio: se si presenta una domanda per ottenere
un'autorizzazione
comunale e il funzionario ci chiede di produrre il certificato di
nascita,
quello di residenza, ecc. sarà sufficiente chiedere allo
stesso funzionario
di acquisire d'ufficio i certificati che mi sono
stati
richiesti.
SBUROCRATIZZARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E’ UNA BELLA IMPRESA, MA
OCCORRE SBUROCRATIZZARE ANCHE I PRIVATI.
Gli utenti
Sembra un paradosso, ma non lo é poi tanto.
Le maggiori difficoltà nell’applicazione delle leggi sulla semplificazione
consistono proprio nel far capire agli utenti che é cambiato il modo di
rapportarsi alle amministrazioni pubbliche (e private).
Da un rapporto basato sulla supremazia e sul sospetto si passa ad un rapporto
di collaborazione e di sostanziale parità tra il cittadino utente ed il cittadino
erogatore di servizi.
Belle parole! Ma fino a che punto vere, e quando saranno completamente realizzate?
Intanto gli utenti debbono essere consapevoli dei propri diritti e farli
valere.
Debbono segnalare gli abusi, i ritardi e le negligenze.
Ma debbono anche imparare a servirsi degli strumenti che hanno a
disposizione.
Allegare un certificato non richiesto perché “non si sa mai”, autenticare
una firma quando non serve, non fa solo perdere tempo e denaro.
Crea disservizio agli sportelli che potrebbero invece svolgere utilmente un
altro lavoro, fornisce alibi a chi non vuole applicare la semplificazione,
ritarda, o peggio, vanifica, quella che, più che una riforma, é una vera e
propria “rivoluzione copernicana” delle amministrazioni.
Gli intermediari
Sono i peggiori nemici della semplificazione.
Infatti se il cittadino riesce a regolare da solo i suoi rapporti con la
Pubblica Amministrazione, non c’é più bisogno degli intermediari, e questi
vedono scomparire il loro ruolo assieme alla loro, talvolta lucrosa, attività.
Oltretutto gli intermediari sono spesso fermi alla vecchia normativa, ad
una prassi consolidata, a circolari non più in uso, ecc.
I professionisti, le banche, le assicurazioni private
Benché il D.P.R. 445 del 28.12.2000 Testo Unico sulla documentazione
amministrativa abbia esteso ai “privati che vi consentono” le norme sulla
semplificazione, e quindi la possibilità di autocertificare, di fare
dichiarazioni sostitutive, di produrre copie informi, é invece proprio tra i
professionisti, avvocati, notai, commercialisti, agenzie di assicurazioni,
banche, che si riscontrano le maggiori resistenze, nella errata convinzione che
una dichiarazione con firma autenticata sia più vera di una dichiarazione con
una firma semplice, eventualmente da verificare in seguito.
Anche qui, determinante é l’attitudine degli utenti a liberarsi dalla sudditanza
e dalla soggezione psicologica verso la burocrazia pubblica o privata.
SE I DIRITTI NON VENGONO ESERCITATI RISCHIANO DI DIVENTARE SOLO BUONE
INTENZIONI.
Si accennava sopra alla Legge 4.1.1968, n.15, rimasta per larga parte disattesa
per oltre trent’anni.
Ora quella legge é stata abrogata con l’entrata in vigore del D.P.R.
28.12.2000, n.445 TESTO UNICO SULLA DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA, che,
riaffermando gli stessi principi sanciti nella legge del 1968, ampliando il
ventaglio delle ipotesi in cui é possibile, é auspicabile, in alcuni casi è
obbligatorio l’uso della documentazione “fai da te” o acquisita d’ufficio.
Un altro, significativo esempio di come un diritto non esercitato resti
lettera morta é dato dalla L.241/90 sul procedimento amministrativo, cosiddetta
“Legge sulla trasparenza”
Il diritto di
conoscere il responsabile di ogni pratica
Cos'è
E' il diritto di conoscere chi è il funzionario responsabile
della tua pratica e di chiedere qualsiasi informazione sul procedimento in
corso (art. 5, 6, 7, 8 L. 241/90).
La legge 241/90 (art. 4-6) prevede, infatti, che
ogni procedimento venga seguito dall'inizio alla fine sempre dallo stesso
funzionario che ne diventa così il responsabile: spetta a lui vigilare sul
rispetto dei termini da parte degli uffici, verificare che tutti i documenti
siano a posto, far fare gli accertamenti necessari, comunicare agli interessati
il risultato finale del procedimento, ecc..
Se l'Amministrazione non individua il responsabile per il singolo procedimento,
ne è considerato responsabile il funzionario che è a capo dell'ufficio che
gestisce quel procedimento (art.5 comma 3).
Quando un'Amministrazione sta per adottare una
decisione nei tuoi confronti hai diritto che ti venga comunicato:
-qual è l'Amministrazione che sta per adottare la decisione e l'oggetto di
questa decisione;
-l'ufficio e la persona responsabile della decisione che concluderà quel
procedimento;
-l'ufficio dove l'interessato può consultare i documenti riguardanti quella
decisione. Le stesse informazioni devono essere fornite anche agli altri
soggetti che, pur non essendo direttamente interessati alla decisione, possono
subire comunque un danno da essa. (art. 7 e 8)
Come si esercita questo
diritto
Per conoscere il nome del funzionario
responsabile del procedimento che ti riguarda è sufficiente che ti rivolga
all'ufficio pubblico competente per quel procedimento.
Come tutelare questo
diritto se viene negato
Se il funzionario responsabile del procedimento
non effettua la comunicazione personale o non dà le informazioni richieste puoi
inviargli una "diffida" in cui lo inviti a compiere la comunicazione
prevista dalla legge, a dare le informazioni richieste o a fornire una risposta
esauriente entro 30 gg.
Trascorsi questi 30 gg. senza che il funzionario responsabile effettui la comunicazione personale, senza che fornisca le informazioni richieste o senza che offra una chiara giustificazione alla sua inadempienza, puoi effettuare un esposto denuncia all'autorità giudiziaria per "omissione di atti d'ufficio" a carico dello stesso funzionario responsabile, ovvero segnalare al Capo Amministrazione da cui dipende il funzionario la violazione dei doveri d'ufficio chiedendone la sostituzione.
LA SCARSA PROPENSIONE A FAR VALERE I
PROPRI DIRITTI NASCE SPESSO DALLA SFIDUCIA NEGLI STRUMENTI DI TUTELA E NELLA CONVINZIONE
DELLA ONNIPOTENZA DELLE AMMINISTRAZIONI.
EPPURE GLI STRUMENTI CI SONO. BASTA
USARLI.
Presso ogni Prefettura (Commissariato del Governo nelle Regioni e Province Autonome) é istituito un “osservatorio” sulla applicazione della semplificazione amministrativa cui é possibile (ed in alcuni casi doveroso) segnalare ritardi ed abusi.
Non é una semplice formalità: gli inadempienti rischiano conseguenze penali e sul piano disciplinare.
Uno dei motivi per cui si ritiene, frequentemente,
di essere impotenti a far valere i propri diritti é determinato dalla lentezza della
giustizia italiana.
Eppure, anche in questo ambito, esistono dei
diritti che, se fatti valere, possono servire, se non ad ottenere giustizia in
tempi rapidi, almeno ad ottenere un “equo indennizzo”attraverso la
Procedura a Strasburgo per i ritardi del processo civile in
Italia
Ogni cittadino con un processo in corso da più di
quattro anni ha diritto ad un risarcimento dei danni causati dalla lentezza
della giustizia italiana.
Si può ottenere giustizia scrivendo alla
Commissione Europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo: la procedura a
Strasburgo non costa nulla, niente carta da bollo o tasse - neppure in caso di
rigetto del ricorso del cittadino - perchè ottenere giustizia entro un tempo
ragionevole è un diritto fondamentale riconosciuto dalla Convenzione Europea
dei Diritti dell'Uomo del 1950, diritto che anche l'Italia si è impegnata a
riconoscere per i suoi cittadini.
Dopo 4 anni dall'inizio del processo in Italia, il cittadino può scrivere una
lettera raccomandata, in lingua italiana, raccontando lo svolgimento del suo processo
(se il processo fosse concluso: entro il termine massimo di 6 mesi dalla fine),
indirizzandola alla Commissione Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo;
riceverà dalla stessa Commissione, sempre a giro di posta, un formulario e
tutte le informazioni per compilarlo. Tutta la procedura a Strasburgo si svolge
tramite posta e non è necessaria la presenza di un avvocato.
La decisione dei giudici di Strasburgo non serve ad accelerare il processo in
Italia, ma solo a far ottenere al cittadino un risarcimento in denaro dei danni
sofferti per questa lentezza a carico del Governo Italiano. Le somme liquidate
a favore del cittadino sono spesso simboliche, qualche milione di lire, ma la
molteplicità delle condanne dello Stato Italiano costringerà il Parlamento
italiano a prendere in esame, quanto prima, una riforma vera del sistema
giudiziario.
In seguito alla campagna di informazione promossa dal Movimento di Difesa del Cittadino, i ricorsi italiani pendenti a Strasburgo sono oltre 8.000: sotto questo profilo l'Italia si colloca al vertice (non invidiabile) delle classifiche europee per la lentezza della sua giustizia.