Arént al fogolar

Nell’ambito della mostra «Giacomo Floriani. Il poeta vernacolo rivano», si tiene sabato 14 aprile alla Casa degli Artisti «Giacomo Vittone» la presentazione in anteprima del libro di Alessandro Parisi «Arént al fogolar... raccontando di Giacomo Floriani» (ed. Grafica 5, 2018, 272 pagine). Inizio alle ore 17, ingresso libero.

La mostra, di cui la presentazione del libro di Alessandro Parisi costituisce il primo degli eventi collaterali, è esposta dal 17 marzo al 6 maggio, per il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Giacomo Floriani (Riva del Garda, 20 gennaio 1889 - 28 aprile 1968).

«Un libro semplice senza tante pretese – dice l’autore – per portare l’attenzione della nostra comunità a un personaggio che riteniamo non sia ancora stato completamente valorizzato. La nostra speranza è quella di aver creato un tassello che assieme ai tanti altri porti a una maggiore conoscenza del poeta rivano. Abbiamo lanciato un sasso nello stagno, ora il testimone lo lasciamo ad altri».

«Sui sentieri di Giacomo Floriani – scrive lo storico Mauro Grazioli in un contributo che nel libro interrompe la successione delle testimonianze su Giacomo Floriani e Lucia Pizzini – sì perché questo libro nasce dagli incontri che l’autore ha avuto con le numerose persone che hanno voluto raccontare quello che ricordano del poeta rivano, e nelle loro parole si coglie l’effetto che ancora perdura nel ricordo, in quello della moglie Lucia ma anche dell’amico Riccardo Maroni. Ritornano così i luoghi del Monte Calino con i suoi sentieri, che Floriani percorreva perennemente osservando tutto ciò che li circondava, sotto quel cielo, sotto quelle nuvole, in mezzo a quelle montagne». 

Breve nota biografica
Ancor prima di aver ultimato la scuola, Giacomo Floriani si impiega come apprendista alla tipografia Benatti e poi come operaio nello stabilimento grafico Benacense di Francesco Miori, dove si pubblica il giornale «L'Eco del Baldo». Presto si cimenta con qualche apprezzato articolo e diventa corrispondente de «II Popolo», il quotidiano di Cesare Battisti. Allo scoppio della prima guerra mondiale varca clandestinamente il confine con numerosi amici rivani e si arruola volontario nell'esercito italiano. Giacomo Floriani scrive articoli e poesie dialettali e nei primi anni Venti alcune sue composizioni appaiono nei giornali dell'alta Italia e in alcune raccolte curate dall'amico Riccardo Maroni. La sua poesia riprende temi legati al paesaggio della zona: il lago, le cime, i boschi, i fiori, le albe e i tramonti. L'umile montanaro valorizza la parlata e la cultura del posto, attraverso una lirica semplice ma espressiva, vicina alla gente comune. La baita che dà il titolo al quarto canzoniere è la tanto desiderata capanna costruita nel 1949 nei pressi della chiesetta di San Pietro, sulla montagna che domina il Garda e il Basso Sarca; una baita che deve alla generosità di Riccardo Maroni e di tanti amici che lo stimano. Lì trascorre gli ultimi anni della vita con la moglie Lucia Pizzini (sposata nel 1912) ad ammirare le cose semplici.

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Venerdì, 13 Aprile 2018

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