Molto rumore per nulla

Per la Stagione di prosa dei Comuni di Riva del Garda, Arco e Nago-Torbole, martedì 4 dicembre la compagnia Mauri Sturno porta in scena nella sala Garda del Palazzo dei Congressi di Riva del Garda lo spettacolo di William Shakespeare «Molto rumore per nulla», per l’adattamento e la regia di Ilaria Testoni. Inizio alle ore 21.

La commedia è interpretata da Mauro Mandolini, Barbara Lo Gaglio, Laura Garofoli, Camillo Marcello Ciorciaro, Valerio Camelin, Francesca Dinale, Roberto Di Marco, Ilaria Amaldi e Paolo Benvenuto Vezzoso.

Com’era il teatro ai tempi di Shakespeare? La folla era entusiasta, trepidante perché avrebbe assistito di lì a poco a una memorabile serata, a un evento dove amore, passione, tragedia ed emozioni avrebbero avuto il sopravvento sulla loro “normale” esistenza. E come erano i personaggi di Shakespeare? Erano vivaci, dei caratteri eccentrici e frizzanti, che facevano piangere, ridere e sognare. E come sarebbe Shakespeare e il suo “Molto rumore per nulla” se la rappresentazione dipendesse da un unico spettatore, un bambino, rimasto in sala...? E così, tra il romantico e il grottesco si dipana la storia di due coppie, raggirate ed “educate” dall’abile uso della parola. Tutti i personaggi sono portati a vedere, sentire e soprattutto notare quello che normalmente non coglierebbero. C’è chi si diverte a giocare, chi si diverte a ingannare, e chi resta a guardare. L’unico elemento superiore è la realtà che prima o poi verrà colta. Eppure, finché si è piacevolmente sorpresi dalle parole, si crede a tutto… Forse l’uomo è così debole che basta un semplice rumore, un disturbo casuale, per piegare la sua integrità, le sue convinzioni profonde? I bambini si incontrano sulla spiaggia di mondi senza fine. Fanno castelli di sabbia e giocano con vuote conchiglie. Con foglie secche intessono barchette e sorridendo le fanno galleggiare sull’immensa distesa del mare. I bambini giocano sulla riva dei mondi senza fine. (Rabindranath Tagore) E gli uomini continuano a giocare sul palcoscenico di mondi senza fine, raccontando storie e immaginando castelli e palazzi, foreste e montagne, solo con qualche tavola di legno, un panchetto zoppicante, una cesta di costumi impolverati. Perché questo è il teatro, una fiaba per tutti, più bella e più magica della realtà, se condivisa attraverso l’immaginazione e la gioia di giocare. Così lo spettacolo è una storia di palcoscenico, di una compagnia sgangherata che tenta di rappresentare Molto rumore per nulla, non migliore di altri, e pieno di piccoli incidenti grotteschi, divertenti, che portano alla luce l’uomo nella sua naturale imperfezione.

La compagnia
Nel 1981 Glauco Mauri e Roberto Sturno fondano la compagnia Glauco Mauri, divenuta poi Glauco Mauri-Roberto Sturno «Il signor Puntila e il suo servo Matti» di Bertolt Brecht, da loro interpretato, con la regia di Egisto Marcucci, è il primo spettacolo prodotto. In 37 anni di ininterrotta attività la compagnia porta sulle scene alcuni degli spettacoli di maggior successo del teatro italiano, premiati numerose volte con il  Biglietto d’oro Agis, e molteplici sono stati i premi assegnati a Glauco Mauri e Roberto Sturno per i loro meriti artistici. Fra le sue oltre 40 produzioni: «Re Lear» e «La tempesta» di Shakespeare, «Edipo Re – Edipo a Colono» di Sofocle, «Faust» di Goethe, «Delitto e castigo» e «L’idiota»  di Dostoevskij, «Enrico IV» e «Tutto per bene» di Pirandello, «Il bugiardo» di Goldoni, «Don Giovanni» di Molière, «Il rinoceronte» di Ionesco, «Philoktet» di Heiner Müller, «Una vita nel teatro» di David Mamet e «I quaderni di conversazione» di Ludwig van Beethoven, scritto, interpretato e diretto da Glauco Mauri. Negli ultimi anni la compagnia ha prodotto «Variazioni enigmatiche» e «Il Vangelo secondo Pilato» di Eric-Emmanuel Schmitt, «L'inganno» (Sleuth) di Antony Shaffer, «Quello che prende gli schiaffi» di Leonid N. Andreev, «Una pura formalità» dal film di Giuseppe Tornatore, «Quattro buffe storie», che raggruppa vari atti unici di Cechov. Per il triennio 2015/2017 il grande impegno del Progetto Edipo, volto ad analizzare più compiutamente questa immensa figura, con la messinscena dei due sommi capolavori di Sofocle: «Edipo Re» e «Edipo a Colono», con la regia di Andrea Baracco il primo e la regia di Glauco Mauri il secondo, un confronto generazionale, esempio di collaborazione e di continuità indispensabili per il futuro del teatro; e, organizzato con l’Università degli Studi Roma Tre, il reading «Edipo il Mito, nel teatro, nella letteratura, nella musica». Nel 2017/2018 la compagnia ha prodotto il capolavoro di Beckett «Finale di partita» con la regia di Andrea Baracco, «En attendant Beckett», un percorso multimediale di atti unici, brani dalle opere, radiodrammi e poesie del grande autore irlandese, ideato da Glauco Mauri con Roberto Sturno e la collaborazione di Andrea Baracco, e «Il canto dell’usignolo», poesia e teatro di William Shakespeare, recital-omaggio al grande poeta inglese. «I fratelli Karamazov» di Dostoevskij è la nuova produzione per la stagione 2018/2019, con la regia di Matteo Tarasco, protagonisti Roberto Sturno e Glauco Mauri, ora nel ruolo del padre, dopo aver interpretato Smerdiàkov a soli 23 anni nel 1953.

La testimonianza di Dario Del Corno, amico e collaboratore di Glauco Mauri e Roberto Sturno nella traduzione e adattamento di molti testi messi in scena insieme, scomparso nel gennaio 2010, scritta in occasione del ventesimo anniversario della compagnia: «Sofocle, Shakespeare, Molière, Goethe, Pirandello, Beckett: vette del teatro di ogni tempo e paese, e altrettanti capisaldi dell'attività di Glauco Mauri e della sua Compagnia, nelle molte stagioni ormai trascorse a partire dall'anno 1981, quando Mauri decise di percorrere una strada propria e autonoma. Come attore e come regista era affermato e ricercato da ogni teatro; che cosa lo spinse ad intraprendere la strada rischiosa e scomoda della responsabilità economica e gestionale, in un tempo tanto difficile per la vita teatrale? La risposta si ricava dai risultati stessi di questa lunga esperienza: a sollecitare la passione teatrale di Mauri verso la nuova organizzazione della propria attività non fu altro che un'esausta ricerca della qualità poetica dello spettacolo, unita alla consapevolezza che soltanto la totale indipendenza delle strutture e delle scelte avrebbe potuto garantire la libertà degli intenti artistici. Mauri si avvia a raggiungere il traguardo dei due decenni di capocomico, al fianco di Roberto Sturno che lungo tutto questo periodo è stato il suo prezioso collaboratore sia sul palcoscenico sia negli ardui problemi dell'organizzazione; e la sua Compagnia ha definitivamente affermato una peculiare capacità di affrontare i testi sommi della storia del teatro con una propria sigla interpretativa. La scrupolosa competenza della fase propriamente drammaturgica, la raffinata elaborazione degli apparati scenici e visivi, l'intensità del segno registico dove si contemperano le esigenze dell'intelletto e dell'emozione, e soprattutto la creatività sempre nuova e ponderata della recitazione: a tutti questi valori si raccomanda il comune riconoscimento di una sostanziale eccellenza, che è il contrassegno d'onore della Compagnia e del suo artefice. Sono ormai alcune decine di titoli portati sulla scena, e qualche migliaio di recite - e quanti siano stati gli spettatori, è difficile calcolare. Ma il favore del pubblico ha un significato peculiare, che va ben oltre il dato puramente quantitativo. Nel problematico corso del teatro di oggi, logorato dall'invecchiamento del repertorio di media qualità e dalla povertà di nove proposte, l'attenzione di Mauri per i grandi gesti del passato classico e delle epoche più recenti indica una strada maestra per la vitalità del teatro, o per la sua stessa sopravvivenza. La lunga storia del teatro europeo, iniziata or sono due millenni e mezzo in Grecia, ha trovato un potente stimolo di continuità nel rapporto fra la tradizione e l'innovazione. Il testo si ricrea perennemente nel momento interpretativo; e quando la tensione verso la qualità dell'arte si accompagna a entrambe queste fasi e le fonde nell'esemplarità dell'evento scenico, il teatro trova in sé l'energia per superare la concorrenza di più labili forme di evasione. Nel gioco severo della scena, esso riafferma la propria insostituibile funzione di modello per comprendere l'umana esistenza, poiché il teatro, come ama affermare Glauco Mauri, non insegna, ma aiuta a vivere». 

Ingressi
Primo settore intero 12 euro (In Cooperazione 11 euro), ridotto 8 euro (In Cooperazione 7 euro); secondo settore intero 7 euro (In Cooperazione 6,50 euro), ridotto 5 euro (In Cooperazione 4,50 euro). Prevendita dei biglietti d’ingresso ai singoli spettacoli agli sportelli delle Casse Rurali del Trentino fino al giorno dello spettacolo negli orari di apertura, e online sul sito web www.primiallaprima.it fino al giorno dello spettacolo (servizio gratuito). Vendita dei biglietti d’ingresso ai singoli spettacoli nella sede dello spettacolo, la stessa sera dello spettacolo, a partire dalle ore 20 (limitatamente ai biglietti non distribuiti in prevendita).

La Stagione teatrale è organizzata dai Comuni di Riva del Garda, Arco e Nago-Torbole con la collaborazione del Coordinamento teatrale trentino (per il teatro), del Centro servizi culturali Santa Chiara (per la danza) e dell'associazione Luha-ArtSurvivalKit (rassegna «Cantiere Teatro»).

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Venerdì, 30 Novembre 2018

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