«Non solo 007»: una mostra sui ciak del Garda

La mostra «Non solo 007», allestita nella sala civica «Giuseppe Craffonara» dal 7 luglio al primo agosto per la cura di Ludovico Maillet e Franco Delli Guanti, ripercorre attraverso una vasta raccolta di manifesti cinematografici (alcuni molto rari) i momenti più significativi dell'utilizzo delle location gardesane nei film.

L'apertura al pubblico è tutti i giorni dalle 10 alle 13.30 e dalle 17 alle 20.30 con ingresso libero. L'inaugurazione si svolge sabato 7 luglio con inizio alle ore 18.

Tutti ricordano l'aprile di dieci anni fa quando tra Gargnano, Tremosine e Torbole furoro girate alcune sequenze mozzafiato di «Quantum of Solace», il 22° film di James Bond. Tra inseguimenti e tuffi nel lago della mitica Aston Martin, le gardesane del lago di Garda venivano consacrate come location privilegiate per film a grosso budget, tanto che due anni dopo si scelsero le medesime location per il thriller di spionaggio «The international» di Tom Tykwer. Se James Bond fu sicuramente il momento di maggior celebrità per il lago di Garda come set cinematografico, la storia dell'utilizzo del Garda come sfondo per ambientazioni non datava certo da quel momento ma risaliva a molti anni prima.

La grande stagione cinematografica del lago si ha tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, quando Walter Bertolazzi, trasforma Peschiera in un set per film sui pirati. I Caraibi si trasferiscono nella parte meridionale del lago e qui si girano una quindicina di film con star nazionali e internazionali. Prima c’era stata addirittura una produzione tutta lacustre, la Nuova Benaco Film di Lazise, che nel 1954 aveva prodotto « Il tiranno del Garda» diretto da Ignazio Ferronetti, che raccontava la vicenda della regina Adelaide di Borgogna fatta prigioniera nella Rocca del Garda da Berengario d’Ivrea. L’anno dopo Luis Trenker aveva realizzato -su sceneggiatura nientemeno che di Giorgio Bassani e Pier Paolo Pasolini- «Il prigioniero della montagna», melodramma nazionalpopolare girato a Bardolino. Nel 1957 era stata la volta della «Capinera del mulino» di Angio Zane, ambientato nell’immaginario Borgofiore del Garda.

All’inizio degli anni Sessanta arriva anche la vera Hollywood, con due film del grande artigiano Delmer Daves (il regista di «Scandalo al sole»), che qui gira «Accadde un’estate» (1965) e «Gli amanti devono imparare» (1962). Internazionale è anche la produzione dello spionistico «Black Box Affair. Il mondo trema» (1966). Vi sono poi i film legati alla Repubblica di Salò e al governo di Mussolini sul lago, dal «Processo di Verona» (1962) di Carlo Lizzani a «Claretta» (1984) di Pasquale Squitieri. A Punta San Vigilio è ambientata la storia d’amore di D.H. Lawrence e della infedele moglie Frida, che dà lo spunto a «L'amante di Lady Chatterley» nel biopic «Priest of Love» di Christopher Miles. Nel 1986 a Lazise per qualche giorno arriva Margarethe von Trotta, per le scene italiane di «Rosa L.», la biografia della rivoluzionaria tedesca Rosa Luxemburg. Alle discoteche sul lago si ispira invece nel 1995 Jerry Calà per «Ragazzi della notte», con una produzione ancora una volta locale, che si chiama Garda Film. Più recentemente il film di Luca Guadagnino «Chiamami col tuo nome», candidato quest’anno all’Oscar come miglior film, vanta una lunga sequenza girata alle terme di Catullo a Sirmione.

La mostra fa parte delle iniziative organizzate per la stagione espositiva 2018 dal centro culturale La Firma (http://www.lafirmariva.it).

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Venerdì, 06 Luglio 2018

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