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LA ROCCA

La sua costruzione si fa risalire all’accordo stipulato nel 1124 fra il principe vescovo Altemanno di Trento ed i cittadini rivani, con il quale si concedeva la costruzione di una nuova struttura fortificatoria in riva al lago ad oriente dell’abitato, che avrebbe affiancato una preesistente struttura di difesa localizzata nella parte occidentale della città.

La Rocca seguì le vicende storiche del territorio rivano, subendo continui lavori di ristrutturazione legati all’alternarsi dei vari soggetti che se ne disputarono il controllo.

Deve il suo aspetto attuale all’intervento degli Scaligeri che, verso la metà del Trecento, assoldarono maestri muratori, probabilmente comaschi, e la trasformarono in un complesso fortificato quadrilatero circondato dalle acque, organizzato attorno a una corte e attestato su tre torri di media altezza e su un mastio più alto. Tale opera rientrava in un piano difensivo a scala territoriale che riguardava tutto il lago, come si nota dalla presenza di edifici analoghi nei principali porti d’approdo quali Sirmione, Lazise e Peschiera.

Per tutto il Quattrocento, dopo la caduta degli Scaligeri e la parentesi della breve occupazione viscontea, Riva gravitò nella sfera d’influenza veneziana ed i provveditori veneti curarono l’armamento, il presidio e la manutenzione ordinaria della Rocca, già completata nel suo assetto fondamentale.

Di questo periodo si ricordano il saccheggio visconteo del 1406 e quello veneziano, particolarmente crudele, del 1440 ad opera di Gerardo Dandolo.

All’inizio del Cinquecento la Rocca fu uno dei punti d’appoggio della strategia militare di Massimiliano I d’Asburgo che ne utilizzò le strutture portuali come arsenale marittimo.

Con il ritorno di Riva sotto la giurisdizione del principato vescovile tridentino (1516) la Rocca, per volere del principe vescovo Bernardo Cles, fu interessata da una serie di lavori di adattamento e abbellimento che trasformarono l’ala occidentale in corte ecclesiastica, richiamando intendenti d’architettura, lapicidi e pittori già impiegati a Trento, Levico, Cavalese, Toblino e Stenico.

L’unico elemento riconducibile a questa campagna di lavori è l’affresco a grottesca rimesso in luce in occasione dei lavori di restauro del corpo occidentale dell’edificio, dove compaiono le imprese araldiche personali del Cles.

All’inizio del Seicento il capitano Gianangelo Madruzzo arredò con munificenza le stanze della fortezza dove risiedeva con la moglie Alfonsina Gonzaga di Novellara. Anche fra il Sei e Settecento la Rocca come presidio militare fu testimone sensibile di conflitti di sovranità e potere fra il principato vescovile e la contea tirolese.

Terminata l’età madruzziana, l’edificio fu interessato da nuovi lavori di manutenzione: fu sostituita più volte la carpenteria del tetto, si rifecero le scale e si dotarono gli ambienti principali di nuove stufe in maiolica e di nuovi camini, si sostituirono gli infissi e, come in altre occasioni, si rifece il ponte levatorio.

Nell’Ottocento, con l’affermarsi della presenza austro-ungarica, la Rocca entrò nei progetti di sistemazione organica e presidio dei territori a sud della Alpi subendo quindi le modificazioni più sostanziali alle strutture tardomedioevali della sua storia: fra il 1850 e il 1852 venne adattata a caserma e a stabilimento militare con attorno le strutture di un arsenale marittimo.

Gli interni e gli esterni subirono una sorta di uniformazione: le torri angolari furono abbassate, pur rimanendo una torre principale, il mastio, a dominare la vista sul lago; il frammentato sistema di collegamenti verticali, fino ad allora costituito da scaloni esterni, scale a chiocciola e scale interne in pietra e in legno, fu sostituito da nuovi corpi scale a più rampe; l’ala meridionale di fronte al lago fu sostituita con un nuovo corpo di fabbrica, concepito come la facciata principale dell’edificio.

Gli eventi bellici del Novecento non incisero radicalmente sull’impianto che si conservò nella forma attuale, salvo l’ampio muro perimetrale esterno al canale che, profondamente danneggiato, fu abbattuto alla conclusione del primo conflitto mondiale.

Nell’agosto del 2006 vi è stata la firma per il trasferimento di proprietà del complesso immobiliare della Rocca e dell’annesso parco, dalla Provincia autonoma di Trento al Comune di Riva del Garda. La Provincia ne era in possesso dal 1973 e nel corso degli anni ha curato , per una cifra complessiva di circa 5.500.000 euro, un attento lavoro di recupero senza snaturare la configurazione originaria dell’edificio, rimediando in particolare ai pesanti danni causati dal terremoto del 13 dicembre 1976.

L’ultimo intervento di restauro è stato realizzato a fine anni Ottanta.

 

 

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