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COROT E CANELLA

12 Luglio - 12 Ottobre

La nostalgia del lago

Nell’ambito delle attività di studio e ricerca che hanno accompagnato la realizzazione del nuovo allestimento della Pinacoteca, il Museo di Riva intende proseguire nello studio della pittura ottocentesca ed in particolare della cultura romantica, valorizzando la presenza di artisti che rimasero affascinati dal suggestivo paesaggio lacustre delle zone gardesane.

Tra i grandi che rimasero ammaliati dalla bellezza del luogo vi fu anche il pittore francese Jean Baptiste Camille Corot che, nel settembre 1834, durante uno dei suoi viaggi in Italia, soggiornò in città ritraendone alcuni scorci.

L’esposizione trae spunto dal taccuino, ora conservato presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre, realizzato da Corot durante la seconda permanenza in Italia, in cui l’artista annota giorno per giorno l’itinerario seguito, che lo porta alla ricerca dei temi magicicanella sul lago di Garda, a Desenzano dal 10 al 22 settembre, a Riva il 16 del medesimo mese.

La mostra, a cura di Marina Botteri Ottaviani, Giorgio Marini e Fernando Mazzocca, vedrà l’esposizione di dipinti, disegni e incisioni del celebre artista riguardanti il paesaggio del lago di Garda con particolare attenzione alle vedute di Riva e sarà accompagnata da un catalogo.

Arricchirà l’esposizione una sezione dedicata a Giuseppe Canella, (Verona 1788 - Firenze 1847), uno dei maggiori paesaggisti italiani, che nel medesimo periodo operò su analoghe tematiche.



Immagine: G. Canella, Plenilunio (1840)
Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo



La straordinaria coincidenza che ha visto proprio nello stesso anno, il 1834, Jean-Baptiste-Camille e Giuseppe Canella, avventurarsi lungo le sponde del lago di Garda per fermare come solo loro sapevano fare l’incanto nostalgico di quei luoghi, includendovi Riva, è stata l’occasione principale di questa mostra. Si tratta di due artisti naturalmente diversi per formazione, esiti e fortuna critica. Rispetto alla lunga  e davvero imponente  tradizione degli studi sul francese, identificato come il grande padre del paesaggio moderno, il veronese attende ancora una attenta  ricostruzione del suo percorso europeo, come una legittima  rivalutazione quale protagonista di una interpretazione sentimentale della natura che ne fa il più “romantico” tra i paesisti italiani della prima metà dell’Ottocento.

(Fernando Mazzocca, Il Garda nel Grand Tour: tra la memoria di Virgilio e gli incanti del Medioevo - estratto dal catalogo della mostra)


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