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DAL BAROCCO AL ROCOCÒ

Marzo 2009

Capolavori sacri lungo le sponde del Garda

La mostra, a cura di Marina Botteri Ottaviani, Sergio Marinelli e Mariolina Olivari, sarà dedicata ai temi storico - artistici che connotano il territorio gardesano e che influenzano conseguentemente il percorso espositivo della Pinacoteca.

Il Sommolago infatti si caratterizza come un ambiente culturale molto ricco di presenze provenienti dalle aree regionali confinanti, chiamate a decorare chiese ed a lavorare per i privati. Questo fenomeno appare evidente soprattutto dopo la peste del 1630 che, come già era successo in Lombardia, aveva sterminato la gran parte degli artisti locali. Pittori provenienti soprattutto da fuori regione contribuirono alla rielaborazione del sistema figurativo chiesastico sul Garda con nuove iconografie aderenti agli eventi drammatici del periodo.

In questo contesto si inserisce la figura di Pietro Ricchi (1604 - 1676) l’estroso ed errabondo artista lucchese che giunto a Brescia, dopo il soggiorno francese, risale il Garda per fare fronte ai numerosi incarichi che gli provengono dalle valli circostanti, operando quindi anche a Riva ed in Trentino con risultati straordinari che improntarono la pittura dell'epoca e i successivi sviluppi. A Riva è presente anche Martino Teofilo Polacco (1570 - 1639), allievo di Palma il giovane(1548 ca. - 1628), l'artista che, proveniente da Venezia, opera sulla sponda gardesana raccogliendo successi ed imitatori, contribuendo ad espandere i precetti religiosi della Controriforma. 

Nel corso del XVIII secolo l’accoglimento della pittura veneta in area bresciana si integra con le proposte artistiche provenienti dall’ambiente accademico di Verona dove nel 1764 era stata riconosciuta l’Accademia di pittura e scultura che riuniva ufficialmente tutte le scuole private allora operanti in città detenendo quindi un monopolio artistico che si estendeva al territorio circostante.

Promotore dell'Accademia fu Giambettino Cignaroli (1706 - 1770) nella cui pittura, tecnicamente perfetta, convergono le istanze classiciste di Antonio Balestra suo maestro e la cui attività da Verona si estese a Bergamo, Brescia, la valle dell'Adige e le coste gardesane qualificando in modo autonomo e originale rispetto alla cultura veneziana le scelte estetiche del patriziato locale.

In questi territori, a seguito di una generale ripresa economica si procede alla ristrutturazione di numerose parrocchiali, con una conseguente aumentata richiesta di opere sacre e nuove iconografie da parte della committenza religiosa che si orienta verso un gusto classicista in sintonia con la cultura di Verona a quell’epoca.

La mostra intende pertanto illustrare la produzione degli artisti operanti a Riva e nei territori limitrofi tra Sei e Settecento approfondendo lo studio della loro attività e della committenza che sottende alla loro opera al fine di offrire nuovi itinerari di lettura non solo dei paesaggi naturali ma anche di quelli artistici che caratterizzano il territorio benacense.



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