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itinerari

last modified 2007-06-08 13:53

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Piazza Tre Novembre (antica Piazza Granda)

È stata sempre il cuore della città. Definita dal Palazzo Municipale (1475) e da Palazzo Pretorio (1370), da antichi edifici insistenti su ombrosi portici (1375), essa si affaccia sul lago, vegliato da secoli dalla Torre Apponale (cit. fin dal XIII sec.). Qui approdarono e salparono velieri carichi di merci, viaggiatori giunti dai più lontani paesi; qui cristiani ed ebrei ebbero le loro botteghe, qui si radunò la popolazione di Riva in ogni momento lieto o triste della propria storia.

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Torre Apponale

La poderosa torre, menzionata già nel XIII sec., trae nome dal porto di Ponale, che le si trovava di fronte. Nel seconda metà del Cinquecento venne portata a maggior altezza e dotata di una nuova campana che reca un’iscrizione che si può tradurre così: "Il mio suono esprime pensiero integro e non coatto, inno di lode a Dio, libertà della patria". Attualmente non è più sormontata dalla cipolla che le fu aggiunta in epoca barocca, ma sussiste sulla sua sommità "l’anzolim" [angioletto] che è quasi il simbolo di Riva. Restaurata di recente, è accessibile al pubblico.

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Piazzetta S. Rocco

La piazzetta si trova sul retro del Palazzo Pretorio, ristrutturato in questa sua parte da G. Maroni, e vi si accede attraverso l’antichissima Porta "Brusada". Prende il nome dalla chiesa omonima edificata nella seconda metà del XVI sec. e di cui si conserva solo, ora ridotta a cappella, l’abside settecentesca adorna di pregevoli stucchi. Qui anticamente si svolgevano i traffici commerciali e qui abitarono gli ebrei Alpron e Cuzzeri, tenendovi, questi ultimi, il banco per secoli.

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Memorie ebraiche

Riva ospitò dal Medioevo fino al 1776 una comunità ebraica, l’ultima ad abbandonare il Trentino. Fu anche sede nel XVI sec. di un’importante stamperia le cui edizioni in lingua ebraica sono vanto delle più grandi biblioteche. Gli ebrei abitavano soprattutto nella zona del porto: qui avevano la loro schola, il loro macello, il loro banco e, poco discosto, il loro cimitero. L’unica lapide di esso a noi pervenuta (1630) è murata sotto la loggia del Municipio.

 

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Piazza delle Erbe

Venne interamente realizzata (1928), insieme agli edifici sul suo lato est, dall’architetto E. Odorizzi, utilizzando uno slargo prodotto dai bombardamenti della I Guerra Mondiale. Si articola su due livelli, raccordati tre loro da una scalinata e contraddistinti, quello inferiore, da una bella fontana circolare, quello superiore da un elegante portico. A sud è delimitata da via Maffei sulla quale si innalza palazzo Menghin, ad ovest da via Florida con all’angolo casa Bettinazzi.

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Il Marocco

È uno dei quartieri più pittoreschi della città e trae il nome dai grossi massi (marocche) sul quale è stato edificato e che fanno talvolta parte integrante delle sue case. Esso è collegato alla piazza del Municipio da uno stretto vicolo che sale fino ad uno slargo dove si erge un elegante palazzo tradizionalmente chiamato "del Vescovo", e dove sussiste un lavatoio fiancheggiato da un muro nel quale si apre, a ricordo della pestilenza del 1630, una piccola edicola dedicata a S. Rocco.

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Mura e porte della città

Anticamente Riva, che a sud aveva come sua difesa il lago, era circondata per tre lati da mura (ne sussiste tuttora qualche traccia), dove si aprivano varie porte. Alcune ci sono conservate: la più antica, porta "Brusada", già nel XV sec. aveva perso la sua funzione, perché ormai all’interno di una nuova cinta muraria; porta S. Michele, o porta d’Arco (XIII sec.), che funge da campanile; porta Montenaria, o di S. Marco, cui i veneziani aggiunsero il rivellino. Non esistono più, invece, porta Brolo (ad est) e porta Nuova (ad ovest).

 

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La chiesa dell’Inviolata

Costruito nel 1603 per custodirvi un’immagine miracolosa della Madonna, il santuario fu meta per secoli di pellegrinaggi giunti anche da molto lontano. La sua compostezza architettonica di stampo rinascimentale contrasta con la ricca decorazione barocca che contraddistingue il suo interno (stucchi di D. Reti, dipinti di M. T. Polacco, P. Ricchi, Palma il Giovane; sagrestia e coro di G. e D. della Benedetta). Nel pavimento lastre tombali dei Madruzzo e di notabili rivani.

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Piazza CavourArcipretale S. Maria Assunta

Il progetto dell’Arcipretale (1728) - nel cui interno si possono ammirare notevoli opere artistiche, tra le quali due pale del Craffonara ed una del Cignaroli - spetta a C. Tacchi che conferì alla sua facciata un notevole effetto scenografico e incluse nella sua pianta la secentesca, pregevolissima Cappella del Suffragio appartenente alla primitiva Pieve di cui l’attuale chiesa occupa il sito. Sul lato sinistro dell’edificio sacro è situata la canonica realizzata da G. Maroni (XX sec.).

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La Rocca - Museo Civico

La Rocca, la cui fondazione risale al XII sec., fu oggetto di ampliamenti e modifiche da parte delle varie dominazioni che si susseguirono a Riva. Oltre che fortilizio, fu anche dimora temporanea per i principi vescovi, quali il Clesio e i Madruzzo. Durante il periodo austriaco venne ridotta a caserma e ne fu mutata in parte la fisionomia, soprattutto mediante la drastica riduzione del suo mastio. È sede del Museo Civico (sezioni: pinacoteca; archeologia dell’Alto Garda; territorio tra storia e ambiente).

 

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Sulle tracce di Giancarlo Maroni

A Giancarlo Maroni (1893-1952), l’architetto di G. D’Annunzio, si deve gran parte della ristrutturazione di Riva dopo la Prima Guerra Mondiale. Tra le costruzioni da lui realizzate "in stile benacense", si segnalano: la Centrale (1925-’30), Piazzetta S. Rocco e Palazzo dei Provveditori (1919), l’Hotel Sole d’Oro (1922), la Spiaggia degli Olivi (1933-’34), la Canonica (1919), Piazzetta Craffonara (1919), Casa Bettinazzi (1919), il Giardino d’Infanzia (1922)

 

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Il Bastione

E’ posto in posizione dominante sul monte Gazzo e risale al 1508, penultimo anno della dominazione veneziana. Venne parzialmente distrutto nel 1703 quando Riva subì l’invasione delle truppe del Vendôme durante la guerra di Successione spagnola. È raggiungibile mediante un comodo sentiero e da esso si può godere di una vista incomparabile sul territorio dell’Alto Garda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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