18 gennaio 2005
CronacaRiva (pag.38)
Il futuro della più popolosa
frazione di Riva (3.100 abitanti) e la difficile convivenza con le
Cartiere
Lo stupro urbanistico di Varone
Luciano Betta: «Metà nel nucleo
storico è stato venduto»
Serata informativa molto riuscita
quella dell´altra sera al centro sociale del Pernone, a Varone, su
organizzazione dell´amministrazione comunale per parlare del futuro urbanistico
della più popolosa frazione rivana e della convivenza con le Cartiere
Fedrigoni.
«Riuscita - osserva in una nota Luciano Betta - sia per
l´informazione offerta, soprattutto da parte dei due ingegnieri delle Cartiere
Fedrigoni, sia per la numerosa ed interessata partecipazione. Positiva, inoltre,
perché contribuisce a vivacizzare le coscienze in periodo pre-elettorale. Al di
là dell´informazione, quali i risultati concretizzabili in un prossimo futuro
per quanto concerne gli obiettivi, ossia, il depuratore delle cartiere, con
priorità rispetto al secondo obiettivo, viabilità in Varone? Di certo, a
promessa mantenuta, la scomparsa degli odori a partire dal gennaio 2007 -
osserva Betta - Forse, anche qualche tratto di marciapiede. Tutto il resto, come
è, sarà. Ma non è possibile - incalza Luciano Betta, già candidato di Riva al
Centro alle ultime comunali - che Varone si rassegni, stante questa situazione.
È vero. Le Cartiere Fedrigoni hanno dato moltissimo al paese, posti di lavoro
certi, benessere crescente e famiglie che hanno potuto costruire il loro
percorso, contribuendo al benessere di tutta la comunità. Ma altrettanto vero è
che tutte le amministrazioni cittadine passate – tese a salvaguardare,
giustamente, il posto di lavoro – hanno aderito ad ogni richiesta delle
cartiere.
«È stato venduto metà del nucleo storico - urbanistico del paese,
compreso l´edificio scolastico che tuttora sarebbe il più bello –
urbanisticamente – di tutto il Basso Sarca; si sono modificate strade, anche a
scapito di capitelli - edicola voluti dai varonesi. Le cartiere hanno comperato.
Edifici e terreni, penetrando nel centro dell´abitato. Hanno comperato il cuore
del paese, acquisendone – senza alcun onere – l´anima. Sì, l´anima, perché il
paese ha perso la propria identità, sia urbanistica, sia umana. La piazza, con
la chiesa, non è più né piazza, né sagrato. È divenuta piazzale di carico e
scarico merci, dove anche il presidente della Provincia - prosegue Betta - non
oserebbe parcheggiare la propria Audi 8 di servizio, targata PC, per l´eccessiva
esposizione a rischi.
L´entrata principale in paese, provenendo da Riva, è
molto, ma molto meno dignitosa dell´entrata presso la discarica
comunale.
Questa è la situazione attuale e reale e da quanto si è sentito
venerdì sera, sembra che non ci siano possibilità di rimedio, né con modifiche
al piano regolatore, né con ricorsi alle vie giudiziarie. I diritti sono già
stati acclarati. Per di più, sembra che l´amministrazione civica sia la parte
più debole.
Per Luciano Betta «le Cartiere Fedrigoni devono prendere atto
dell´impossibilità per il paese di Varone – la più popolosa frazione del
Trentino (3.100 abitanti), di ricostruire un proprio futuro di convivenza e di
vivibilità se esse, per prime, non attivano una manifestazione di volontà in
tale direzione. L´amministrazione rivana, che ha riconosciuto e condivide le
attese dei varonesi, dovrà attivarsi nei confronti dell´amministrazione
provinciale, presente con l´assessore Gilmozzi che, tuttavia, non ha potuto
assumere impegno alcuno sulla questione «delocalizzazione del
depuratore».
«Noi siamo, e resteremo sempre convinti, che come in Provincia
si trovano i finanziamenti (per centinaia di migliaia di euro) per pagare le
parcelle degli avvocati più famosi d´Italia assunti liberamente dagli assessori
provinciali, altrettanto doverosamente si debbano rendere disponibili le risorse
per opere pubbliche di accertata necessità, prima ancora che di utilità. E tutto
ciò va attivato con estrema sollecitudine - osserva in conclusione Luciano Betta
- O si coglie questa occasione dei progetti delle Cartiere Fedrigoni, già in
fase avanzata di ipotesi operative, per inserirsi con il problema della
delocalizzazione del depuratore, o per i prossimi 50 anni non si potrà più
parlare di viabilità risolta in quel di Varone, marciapiedi a parte, ed a
rate».
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