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18 gennaio 2005

last modified 2007-06-08 13:51

CronacaRiva (pag.38)

Il futuro della più popolosa frazione di Riva (3.100 abitanti) e la difficile convivenza con le Cartiere
Lo stupro urbanistico di Varone
Luciano Betta: «Metà nel nucleo storico è stato venduto»

Serata informativa molto riuscita quella dell´altra sera al centro sociale del Pernone, a Varone, su organizzazione dell´amministrazione comunale per parlare del futuro urbanistico della più popolosa frazione rivana e della convivenza con le Cartiere Fedrigoni.
«Riuscita - osserva in una nota Luciano Betta - sia per l´informazione offerta, soprattutto da parte dei due ingegnieri delle Cartiere Fedrigoni, sia per la numerosa ed interessata partecipazione. Positiva, inoltre, perché contribuisce a vivacizzare le coscienze in periodo pre-elettorale. Al di là dell´informazione, quali i risultati concretizzabili in un prossimo futuro per quanto concerne gli obiettivi, ossia, il depuratore delle cartiere, con priorità rispetto al secondo obiettivo, viabilità in Varone? Di certo, a promessa mantenuta, la scomparsa degli odori a partire dal gennaio 2007 - osserva Betta - Forse, anche qualche tratto di marciapiede. Tutto il resto, come è, sarà. Ma non è possibile - incalza Luciano Betta, già candidato di Riva al Centro alle ultime comunali - che Varone si rassegni, stante questa situazione. È vero. Le Cartiere Fedrigoni hanno dato moltissimo al paese, posti di lavoro certi, benessere crescente e famiglie che hanno potuto costruire il loro percorso, contribuendo al benessere di tutta la comunità. Ma altrettanto vero è che tutte le amministrazioni cittadine passate – tese a salvaguardare, giustamente, il posto di lavoro – hanno aderito ad ogni richiesta delle cartiere.
«È stato venduto metà del nucleo storico - urbanistico del paese, compreso l´edificio scolastico che tuttora sarebbe il più bello – urbanisticamente – di tutto il Basso Sarca; si sono modificate strade, anche a scapito di capitelli - edicola voluti dai varonesi. Le cartiere hanno comperato. Edifici e terreni, penetrando nel centro dell´abitato. Hanno comperato il cuore del paese, acquisendone – senza alcun onere – l´anima. Sì, l´anima, perché il paese ha perso la propria identità, sia urbanistica, sia umana. La piazza, con la chiesa, non è più né piazza, né sagrato. È divenuta piazzale di carico e scarico merci, dove anche il presidente della Provincia - prosegue Betta - non oserebbe parcheggiare la propria Audi 8 di servizio, targata PC, per l´eccessiva esposizione a rischi.
L´entrata principale in paese, provenendo da Riva, è molto, ma molto meno dignitosa dell´entrata presso la discarica comunale.
Questa è la situazione attuale e reale e da quanto si è sentito venerdì sera, sembra che non ci siano possibilità di rimedio, né con modifiche al piano regolatore, né con ricorsi alle vie giudiziarie. I diritti sono già stati acclarati. Per di più, sembra che l´amministrazione civica sia la parte più debole.
Per Luciano Betta «le Cartiere Fedrigoni devono prendere atto dell´impossibilità per il paese di Varone – la più popolosa frazione del Trentino (3.100 abitanti), di ricostruire un proprio futuro di convivenza e di vivibilità se esse, per prime, non attivano una manifestazione di volontà in tale direzione. L´amministrazione rivana, che ha riconosciuto e condivide le attese dei varonesi, dovrà attivarsi nei confronti dell´amministrazione provinciale, presente con l´assessore Gilmozzi che, tuttavia, non ha potuto assumere impegno alcuno sulla questione «delocalizzazione del depuratore».
«Noi siamo, e resteremo sempre convinti, che come in Provincia si trovano i finanziamenti (per centinaia di migliaia di euro) per pagare le parcelle degli avvocati più famosi d´Italia assunti liberamente dagli assessori provinciali, altrettanto doverosamente si debbano rendere disponibili le risorse per opere pubbliche di accertata necessità, prima ancora che di utilità. E tutto ciò va attivato con estrema sollecitudine - osserva in conclusione Luciano Betta - O si coglie questa occasione dei progetti delle Cartiere Fedrigoni, già in fase avanzata di ipotesi operative, per inserirsi con il problema della delocalizzazione del depuratore, o per i prossimi 50 anni non si potrà più parlare di viabilità risolta in quel di Varone, marciapiedi a parte, ed a rate».

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