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20 luglio 2005 -18-

last modified 2007-06-08 13:50

CronacaRiva (pag.41)


La direttiva di scuderia è chiara: evitare esternazioni con la stampa e mantenere un profilo basso, molto basso. Come se non stesse accadendo nulla. Ma il problema è proprio questo, ovvero che non sta succedendo nulla in uno dei cantieri più "odiosi" e tormentati della storia rivana: quello del parcheggio interrato Pilati, 440 posti auto su tre piani interrati e una piazza in superficie sgombera dalle macchine. Una storia che va avanti da quasi un ventennio. Molti rivani (non ultimo proprio ieri mattina l´ex consigliere della Margherita Vincenzo Ceschini) l´hanno già soprannominato «il deserto dei Tartari». Ma battute a parte, è la realtà quella che preoccupa. Realtà che significa già un ritardo accumulato sulla tabella di marcia per problemi di «comunicazione» e «compatibilità» tra due interventi. E in parte anche una piccola polemica politica postuma col vicesindaco Adalberto Mosaner (Ds) che esterna a chiare lettere: «Io avrei aspettato a partire coi lavori e l´ho anche detto ai precedenti colleghi di giunta. Ma altri hanno deciso diversamente. E io mi sono adeguato».
Se del palleggio di responsabilità politiche al comune cittadino interessa fino ad un certo punto, è vero invece che un prolungamento del cantiere non piace a nessuno. Un tecnico autorevole impegnato in prima persona in quest´opera (ma che preferisce rimanere nell´anonimato) è perentorio: la data (presunta) di ultimazione lavori che compare sul cartello proprio di fronte al Giardino d´Infanzia in viale Roma è quasi una presa in giro. Finire entro settembre dell´anno venturo è praticamente impossibile, con tutta la buona volontà che ogni soggetto interessato ci possa mettere da qui a quel giorno.
I ritardi ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare che l´Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Trento, nella persona della dottoressa Cristina Bassi, ha già inviato proprio in queste due settimane due lettere di sollecito per poter partire coi delicati lavori di scavo per repertare i resti custoditi dal sito di piazzale Pilati. Due lettere di sollecito che a quanto pare sino ad oggi non hanno sortito effetto. Da tempo la Provincia ha provveduto ad individuare la ditta che dovrà effettuare i lavori di scavo, una società di ricerca archeologica di Mantova. Tutto è pronto ma prima di partire è necessario completare l´opera di individuazione ed eventuale sminamento dell´area.
Il problema sta proprio qui. Nelle difficoltà operative incontrate per rendere compatibili i due interventi. Un problema che ad oggi ha di fatto rallentato e non poco il cantiere. Una grana se si considera tra l´altro che la stagione estiva è la migliore per poter effettuare i lavori di scavo archeologico: in inverno, nei mesi più freddi, l´intervento dovrà rallentare inevitabilmente e una proiezione largamente ottimistica dei tempi per il cantiere archeologico si aggira sui 10-12 mesi. Pensare quindi che l´intero cantiere Pilati possa essere chiuso per settembre 2006 è utopia, un sogno. Al quale non crede ormai nessuno. Una cosa la dottoressa Bassi dell´Ufficio Archeologico della Provincia la dice: «Il nostro lavoro sarà notevole, considerato che si tratta di un sito pluristratificato. E noi siamo pronti a partire da tempo. Come ufficio però - sottolinea ancora la dottoressa Bassi - non siamo disponibili a subire le responsabilità di rallentamenti che non possono essere addebitati a noi». Più chiaro di così.
P.L.

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