20 luglio 2005 -18-
CronacaRiva
(pag.41)
La direttiva di scuderia è chiara:
evitare esternazioni con la stampa e mantenere un profilo basso, molto basso.
Come se non stesse accadendo nulla. Ma il problema è proprio questo, ovvero che
non sta succedendo nulla in uno dei cantieri più "odiosi" e tormentati della
storia rivana: quello del parcheggio interrato Pilati, 440 posti auto su tre
piani interrati e una piazza in superficie sgombera dalle macchine. Una storia
che va avanti da quasi un ventennio. Molti rivani (non ultimo proprio ieri
mattina l´ex consigliere della Margherita Vincenzo Ceschini) l´hanno già
soprannominato «il deserto dei Tartari». Ma battute a parte, è la realtà quella
che preoccupa. Realtà che significa già un ritardo accumulato sulla tabella di
marcia per problemi di «comunicazione» e «compatibilità» tra due interventi. E
in parte anche una piccola polemica politica postuma col vicesindaco Adalberto
Mosaner (Ds) che esterna a chiare lettere: «Io avrei aspettato a partire coi
lavori e l´ho anche detto ai precedenti colleghi di giunta. Ma altri hanno
deciso diversamente. E io mi sono adeguato».
Se del palleggio di
responsabilità politiche al comune cittadino interessa fino ad un certo punto, è
vero invece che un prolungamento del cantiere non piace a nessuno. Un tecnico
autorevole impegnato in prima persona in quest´opera (ma che preferisce rimanere
nell´anonimato) è perentorio: la data (presunta) di ultimazione lavori che
compare sul cartello proprio di fronte al Giardino d´Infanzia in viale Roma è
quasi una presa in giro. Finire entro settembre dell´anno venturo è praticamente
impossibile, con tutta la buona volontà che ogni soggetto interessato ci possa
mettere da qui a quel giorno.
I ritardi ci sono e sono sotto gli occhi di
tutti. Basti pensare che l´Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Trento,
nella persona della dottoressa Cristina Bassi, ha già inviato proprio in queste
due settimane due lettere di sollecito per poter partire coi delicati lavori di
scavo per repertare i resti custoditi dal sito di piazzale Pilati. Due lettere
di sollecito che a quanto pare sino ad oggi non hanno sortito effetto. Da tempo
la Provincia ha provveduto ad individuare la ditta che dovrà effettuare i lavori
di scavo, una società di ricerca archeologica di Mantova. Tutto è pronto ma
prima di partire è necessario completare l´opera di individuazione ed eventuale
sminamento dell´area.
Il problema sta proprio qui. Nelle difficoltà operative
incontrate per rendere compatibili i due interventi. Un problema che ad oggi ha
di fatto rallentato e non poco il cantiere. Una grana se si considera tra
l´altro che la stagione estiva è la migliore per poter effettuare i lavori di
scavo archeologico: in inverno, nei mesi più freddi, l´intervento dovrà
rallentare inevitabilmente e una proiezione largamente ottimistica dei tempi per
il cantiere archeologico si aggira sui 10-12 mesi. Pensare quindi che l´intero
cantiere Pilati possa essere chiuso per settembre 2006 è utopia, un sogno. Al
quale non crede ormai nessuno. Una cosa la dottoressa Bassi dell´Ufficio
Archeologico della Provincia la dice: «Il nostro lavoro sarà notevole,
considerato che si tratta di un sito pluristratificato. E noi siamo pronti a
partire da tempo. Come ufficio però - sottolinea ancora la dottoressa Bassi -
non siamo disponibili a subire le responsabilità di rallentamenti che non
possono essere addebitati a noi». Più chiaro di così.
P.L.
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