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22 ottobre 2004

last modified 2007-06-08 13:50

IL PROTOZOO CIGLIATO SI CHIAMA STENTOR


Ha finalmente un nome il protozoo cigliato che la scorso estate ha colorato di nero il lago di Garda, sia nella zona trentina che nella provincia di Verona.


L’amministrazione comunale di Riva del Garda, e in prima battuta il sindaco Paolo Matteotti, stanno tenendo contatti settimanali con la dottoressa Chiara Defrancesco e i tecnici dell’Appa, l’Agenzia Provinciale per l’Ambiente che si è occupata di prelevare i campioni dal lago, anche in vista di future strategie che impediscano una propagazione del protozoo.
Stentor, ovvero un microrganismo al cui interno vivono in simbiosi colonie di alghe responsabili della colorazione scura delle acque, si è diffuso in modo massiccio su tutta la superficie del lago, sostituendo altre alghe che generalmente si moltiplicavano nel Garda, come l’anabena, responsabile della colorazione giallastra.
“Sicuramente, rispetto ad altre alghe - ci ha spiegato la dottoressa Defrancesco responsabile, della stazione scientifica di porto San Nicolò - il protozoo ha una mobilità diversa e la possibilità di cercare il nutrimento nei posti più adatti”. In sostanza se l’alga è costretta a restare praticamente ferma o a muoversi con le correnti, il microrganismo si sposa invece seguendo la luce, che favorisce il processo di fotosintesi, indispensabile per la riproduzione delle alghe. “È sicuramente una simbiosi valida - ha proseguito la dottoressa Defrancesco - che spiega l’eccezionale fioritura algale dei mesi scorsi”.
Stentor non è ancora scomparso del tutto dal lago di Garda: “In Trentino vi è stata una grossa regressione già a partire dal mese di settembre ma in altre zone un po’ più calde, come Peschiera e il basso lago, ci è stato segnalata ancora la sua presenza. Nei prossimi giorni - ha sottolineato la responsabile - dovremo uscire con la barca per pescare altri campioni da analizzare”.
Il fenomeno è ancora tutto da studiare e ai tecnici Appa saranno necessari i mesi invernali prima di determinare le cause del fenomeno: “Stiamo cercando da un lato di verificare il rapporto tra la produttività del lago e lo sviluppo del protozoo e dall’altra di trovare un nesso con la parte ecologica, ma per elaborare i tanti campioni in nostro possesso sono necessarie settimane di lavoro”. Una complicazione è data poi dai pochi dati a disposizione finora sul fenomeno: “Sappiamo di laghi in Patagonia e in Australia in cui è diffuso il protozoo - sono state le conclusioni di Chiara Defrancesco - e di qualche traccia nei laghi austriaci, ma nulla in quelli italiani e sicuramente niente che possa competere con la fioritura che si è verifica nel Garda”.



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