22 ottobre 2004
IL PROTOZOO CIGLIATO SI CHIAMA STENTOR
Ha finalmente un nome il protozoo cigliato che la scorso estate ha
colorato di nero il lago di Garda, sia nella zona trentina che nella
provincia di Verona.
L’amministrazione comunale di Riva del Garda, e in prima battuta il
sindaco Paolo Matteotti, stanno tenendo contatti settimanali con la
dottoressa Chiara Defrancesco e i tecnici dell’Appa, l’Agenzia
Provinciale per l’Ambiente che si è occupata di prelevare i campioni
dal lago, anche in vista di future strategie che impediscano una
propagazione del protozoo.
Stentor, ovvero un microrganismo al cui interno vivono in simbiosi
colonie di alghe responsabili della colorazione scura delle acque, si è
diffuso in modo massiccio su tutta la superficie del lago, sostituendo
altre alghe che generalmente si moltiplicavano nel Garda, come
l’anabena, responsabile della colorazione giallastra.
“Sicuramente, rispetto ad altre alghe - ci ha spiegato la dottoressa
Defrancesco responsabile, della stazione scientifica di porto San
Nicolò - il protozoo ha una mobilità diversa e la possibilità di
cercare il nutrimento nei posti più adatti”. In sostanza se l’alga è
costretta a restare praticamente ferma o a muoversi con le correnti, il
microrganismo si sposa invece seguendo la luce, che favorisce il
processo di fotosintesi, indispensabile per la riproduzione delle
alghe. “È sicuramente una simbiosi valida - ha proseguito la dottoressa
Defrancesco - che spiega l’eccezionale fioritura algale dei mesi
scorsi”.
Stentor non è ancora scomparso del tutto dal lago di Garda: “In
Trentino vi è stata una grossa regressione già a partire dal mese di
settembre ma in altre zone un po’ più calde, come Peschiera e il basso
lago, ci è stato segnalata ancora la sua presenza. Nei prossimi giorni
- ha sottolineato la responsabile - dovremo uscire con la barca per
pescare altri campioni da analizzare”.
Il fenomeno è ancora tutto da studiare e ai tecnici Appa saranno
necessari i mesi invernali prima di determinare le cause del fenomeno:
“Stiamo cercando da un lato di verificare il rapporto tra la
produttività del lago e lo sviluppo del protozoo e dall’altra di
trovare un nesso con la parte ecologica, ma per elaborare i tanti
campioni in nostro possesso sono necessarie settimane di lavoro”. Una
complicazione è data poi dai pochi dati a disposizione finora sul
fenomeno: “Sappiamo di laghi in Patagonia e in Australia in cui è
diffuso il protozoo - sono state le conclusioni di Chiara Defrancesco -
e di qualche traccia nei laghi austriaci, ma nulla in quelli italiani e
sicuramente niente che possa competere con la fioritura che si è
verifica nel Garda”.
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