19 novembre 2004 - intervista a S. Grisenti
Basso Sarca e Ledro (pag.40)
Piani regolatori, affari e foglie
di fico
Intervista all´assessore provinciale Silvano
Grisenti
Urbanistica
Dro, Bezzecca
e prima Arco, Riva
e Nago Torbole... dappertutto
i Piani sollevano
polemiche
«Nei Prg
gli interessi economici
sono rilevanti: meglio discuterne in consiglio
che ricorrere
al
commissario»
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Silvano Grisenti, assessore
provinciale alle opere pubbliche, protezione civile e autonomie locali |
Di STEFANO ISCHIA
Poniamo il caso
classico: una giunta, un sindaco e un architetto predispongono il Piano
regolatore. Un consigliere comunale di maggioranza o un assessore ha alcuni
terreni che il Piano rende fabbricabile. Vuol dire che guadagnerà un sacco di
soldi. La legge obbliga il consigliere o l´assessore ad astenersi dall´approvare
il Piano. Ma se non lo farà lui, lo farà in ogni modo il consiglio o un
commissario. E il risultato sarà uguale: soldi a palate.
Due chiacchiere con
l´assessore provinciale alle opere pubbliche e autonomie locali, Silvano
Grisenti chiariscono meglio la questione. Ma non risolvono il corto
circuito.
A Bezzecca, di recente, ci sono state proteste perché nella
proposta di variante al Piano alcuni terreni appartenenti a assessori o
consiglieri di maggioranza o a loro parenti potrebbero diventare edificabili. In
passato ci furono polemiche simili ad Arco, Riva, Nago Torbole... Il problema
che si pone è questo: i Piani regolatori (Prg in gergo) e le varianti, sono
spesso decisi dalla giunta comunale e dal progettista nel chiuso dei loro
uffici. A Dro, per esempio, ma anche a Bezzecca, le opposizioni hanno protestato
perché non riescono a sapere niente. Manca trasparenza e partecipazione, dicono.
Tutto viene deciso tra pochi.
«La proposta di cambiare un Piano parte da un
sindaco e una giunta. Poi però l´organo chiamato a discutere e approvare la
proposta è il consiglio comunale. Quindi, primo: si deve fare di tutto perché la
discussione sulla proposta rimanga in capo al consiglio comunale. E di
conseguenza la richiesta del commissario (che interviene se la maggioranza dei
consiglieri è incompatibile per conflitto d´interessi ndr.) non dev´essere un
escamotage per evitare le discussioni su argomenti così delicati. Secondo, la
comunità in ogni modo ha diritto a una giusta informazione».
Una delle
contestazioni maggiori a Dro e a Bezzecca è che quando la proposta viene portata
per la prima volta in consiglio tutto è già stato deciso. Altrove, in
giunta.
«Ma non può essere diversamente. Se poi le proposte di cambiamento
urbanistico vanno a toccare i terreni della maggioranza dei consiglieri
comunali, questi per legge si devono astenere dall´approvare il Piano. La giunta
provinciale quindi nomina un commissario che sostituisce il consiglio comunale.
Il suo primo compito, se non è già stato fatto, è informare la comunità dei
contenuti della proposta».
Ma il commissario non dà reali possibilità di
discussione sulla filosofia e gli indirizzi.
«Ah, non può. Il commissario non
ha la facoltà di riscrivere le cose. Accerta solo che tutto sia conforme alla
legge. È proprio per questo che sosteniamo che il commissario deve essere
un´"extrema ratio". Da una parte sostituisce il consiglio ma dall´altra non è
lui che fa il Piano regolatore».
Il commissario allora è un burocrate,
sigilla quanto hanno deciso progettista e assessori. Verifica solo la
regolarità.
«Solo nella prima fase, con la prima adozione, quando prende atto
della proposta, come un notaio. Poi però ha una funzione attiva, quando analizza
e decide sulle osservazioni che i cittadini possono presentare dopo la prima
adozione».
Ma perché un commissario dovrebbe tutelare, ad esempio,
l´ambiente quando magari nemmeno gli amministratori comunali lo
tutelano?
«Perché in scienza e coscienza è comunque un professionista. Noi
non nominiamo il primo che passa per strada».
C´è poi l´aspetto più delicato,
quello degli interessi personali. Il commissario non rischia di diventare una
foglia di fico rispetto a un gioco speculativo che si può celare in un Piano
regolatore?
«La pianificazione urbanistica non dovrebbe partire dalla
proprietà di un terreno ma dalle strategie. Chiaro che queste si calano su una
realtà che ha nome e cognome. Ecco perché la legislazione ha previsto la
presenza di questa persona "super partes", il commissario. Non esamina gli
interessi particolari-personali. Non è suo compito. Sono altre le istituzioni
che se ne occupano come la Commissione urbanistica provinciale, che è infine la
giunta provinciale».
Il fatto è che se il Piano lo prepara la giunta, se non
passa in discussione in consiglio comunale e se il commissario lo approva più o
meno identico, gli interessi personali di consiglieri o assessori di maggioranza
vengono premiati. E la magistratura potrà solo dire che non c´è conflitto
d´interesse perché il Piano non è stato approvato dai consiglieri ma dal
commissario. Insomma, alla fine se qualche assessore si arricchisce grazie a un
Piano, nessuno è responsabile. Nemmeno politicamente.
«All´interno dei Piani
gli interessi economici sono rilevanti. Credo che l´unica soluzione sia che la
discussione rimanga in capo ai consigli comunali».
Il commissario è di
nomina politica, lo nomina la giunta provinciale. La sua è di centrosinistra e
nomina commissari per i comuni di centrosinistra e di centrodestra. Un domani a
una giunta provinciale di centrodestra accadrà lo stesso. Non c´è il rischio di
una copertura politica dall´alto su eventuali speculazioni edilizie insite in
certi piani regolatori?
«Nooo. Allora si può pensare di tutto e di più. Noi
nominiamo persone autorevoli. E poi esiste una tradizione e una storia nella
comunità provinciale che dimostra serietà a prescindere dalle idee
politiche».

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