Personal tools
You are here: Home Ambiente e Storia stampa il terzo polo urbano 19 novembre 2004 - intervista a S. Grisenti
Document Actions

19 novembre 2004 - intervista a S. Grisenti

last modified 2007-06-08 13:48

Basso Sarca e Ledro (pag.40)

Piani regolatori, affari e foglie di fico
Intervista all´assessore provinciale Silvano Grisenti
Urbanistica
Dro, Bezzecca
e prima Arco, Riva
e Nago Torbole... dappertutto
i Piani sollevano polemiche
«Nei Prg
gli interessi economici
sono rilevanti: meglio discuterne in consiglio
che ricorrere
al commissario»

Silvano Grisenti, assessore
provinciale alle opere pubbliche,
protezione civile
e autonomie locali

Di STEFANO ISCHIA
Poniamo il caso classico: una giunta, un sindaco e un architetto predispongono il Piano regolatore. Un consigliere comunale di maggioranza o un assessore ha alcuni terreni che il Piano rende fabbricabile. Vuol dire che guadagnerà un sacco di soldi. La legge obbliga il consigliere o l´assessore ad astenersi dall´approvare il Piano. Ma se non lo farà lui, lo farà in ogni modo il consiglio o un commissario. E il risultato sarà uguale: soldi a palate.
Due chiacchiere con l´assessore provinciale alle opere pubbliche e autonomie locali, Silvano Grisenti chiariscono meglio la questione. Ma non risolvono il corto circuito.
A Bezzecca, di recente, ci sono state proteste perché nella proposta di variante al Piano alcuni terreni appartenenti a assessori o consiglieri di maggioranza o a loro parenti potrebbero diventare edificabili. In passato ci furono polemiche simili ad Arco, Riva, Nago Torbole... Il problema che si pone è questo: i Piani regolatori (Prg in gergo) e le varianti, sono spesso decisi dalla giunta comunale e dal progettista nel chiuso dei loro uffici. A Dro, per esempio, ma anche a Bezzecca, le opposizioni hanno protestato perché non riescono a sapere niente. Manca trasparenza e partecipazione, dicono. Tutto viene deciso tra pochi.
«La proposta di cambiare un Piano parte da un sindaco e una giunta. Poi però l´organo chiamato a discutere e approvare la proposta è il consiglio comunale. Quindi, primo: si deve fare di tutto perché la discussione sulla proposta rimanga in capo al consiglio comunale. E di conseguenza la richiesta del commissario (che interviene se la maggioranza dei consiglieri è incompatibile per conflitto d´interessi ndr.) non dev´essere un escamotage per evitare le discussioni su argomenti così delicati. Secondo, la comunità in ogni modo ha diritto a una giusta informazione».
Una delle contestazioni maggiori a Dro e a Bezzecca è che quando la proposta viene portata per la prima volta in consiglio tutto è già stato deciso. Altrove, in giunta.
«Ma non può essere diversamente. Se poi le proposte di cambiamento urbanistico vanno a toccare i terreni della maggioranza dei consiglieri comunali, questi per legge si devono astenere dall´approvare il Piano. La giunta provinciale quindi nomina un commissario che sostituisce il consiglio comunale. Il suo primo compito, se non è già stato fatto, è informare la comunità dei contenuti della proposta».
Ma il commissario non dà reali possibilità di discussione sulla filosofia e gli indirizzi.
«Ah, non può. Il commissario non ha la facoltà di riscrivere le cose. Accerta solo che tutto sia conforme alla legge. È proprio per questo che sosteniamo che il commissario deve essere un´"extrema ratio". Da una parte sostituisce il consiglio ma dall´altra non è lui che fa il Piano regolatore».
Il commissario allora è un burocrate, sigilla quanto hanno deciso progettista e assessori. Verifica solo la regolarità.
«Solo nella prima fase, con la prima adozione, quando prende atto della proposta, come un notaio. Poi però ha una funzione attiva, quando analizza e decide sulle osservazioni che i cittadini possono presentare dopo la prima adozione».
Ma perché un commissario dovrebbe tutelare, ad esempio, l´ambiente quando magari nemmeno gli amministratori comunali lo tutelano?
«Perché in scienza e coscienza è comunque un professionista. Noi non nominiamo il primo che passa per strada».
C´è poi l´aspetto più delicato, quello degli interessi personali. Il commissario non rischia di diventare una foglia di fico rispetto a un gioco speculativo che si può celare in un Piano regolatore?
«La pianificazione urbanistica non dovrebbe partire dalla proprietà di un terreno ma dalle strategie. Chiaro che queste si calano su una realtà che ha nome e cognome. Ecco perché la legislazione ha previsto la presenza di questa persona "super partes", il commissario. Non esamina gli interessi particolari-personali. Non è suo compito. Sono altre le istituzioni che se ne occupano come la Commissione urbanistica provinciale, che è infine la giunta provinciale».
Il fatto è che se il Piano lo prepara la giunta, se non passa in discussione in consiglio comunale e se il commissario lo approva più o meno identico, gli interessi personali di consiglieri o assessori di maggioranza vengono premiati. E la magistratura potrà solo dire che non c´è conflitto d´interesse perché il Piano non è stato approvato dai consiglieri ma dal commissario. Insomma, alla fine se qualche assessore si arricchisce grazie a un Piano, nessuno è responsabile. Nemmeno politicamente.
«All´interno dei Piani gli interessi economici sono rilevanti. Credo che l´unica soluzione sia che la discussione rimanga in capo ai consigli comunali».
Il commissario è di nomina politica, lo nomina la giunta provinciale. La sua è di centrosinistra e nomina commissari per i comuni di centrosinistra e di centrodestra. Un domani a una giunta provinciale di centrodestra accadrà lo stesso. Non c´è il rischio di una copertura politica dall´alto su eventuali speculazioni edilizie insite in certi piani regolatori?
«Nooo. Allora si può pensare di tutto e di più. Noi nominiamo persone autorevoli. E poi esiste una tradizione e una storia nella comunità provinciale che dimostra serietà a prescindere dalle idee politiche».

Pagina in PdfPagina in Html