14 settembre 2004
Riva (pag.38)
«La Ponale è sicura». «No, è una
follia»
Tutto ok per sindaco e Comitato Cis
Tognoni attacca: «Opera
infelice»
I miracoli a volte accadono. Ma sperare
che si ripetano è quantomeno azzardato, e consentiteci l´eufemismo se
consideriamo che di mezzo ci sono vite umane. Venerdì sera un miracolo ha
salvato la vita a Giuseppe De Mattia, 16 anni, precipitato nel lago dal nuovo
sentiero della Ponale ed uscito quasi illeso dopo un volo di quaranta metri.
Giuseppe è ancora ricoverato all´ospedale di Rovereto, dovrà rimanere
immobilizzato per quaranta giorni ma può comunque e sempre ringraziare il
Padreterno se è ancora vivo. Il fatto di cronaca ha riproposto comunque il
problema dell´effettiva sicurezza del nuovo sentiero della Ponale, un percorso
unico per la sua bellezza, un richiamo garantito per migliaia di turisti sia a
piedi che in rampichino. Ieri pomeriggio il sindaco Paolo Matteotti e Bicio Di
Stasio, presidente del Comitato «Giacomo Cis» che ha preso in gestione l´ex
strada declassata a sentiero, si sono ritrovati in Comune per capire se esiste
un problema sicurezza e in caso affermativo cosa fare. Non si farà nulla perché
il problema non sussiste. «Non c´è un problema sicurezza - affermano all´unisono
Matteotti e Di Stasio - Quello della Ponale è un sentiero sicuro come ogni
sentiero di montagna e che va affrontato con le precauzioni con le quali si
affronta ogni senterio di montagna. La Ponale va bene così - incalza Di Stasio -
è stata fatta bene, non ha bisogni di parapetti o di interventi strutturali. Il
caso di venerdì è stato causato dalla sfortuna e dalla fatalità». «Non ho
un´idea precisa di come sia avvenuto l´incidente - osserva il sindaco Matteotti
- ma ritengo che quello del Ponale non sia un sentiero più o meno pericoloso di
quelli del Brione o della Rocchetta. Molto sta nelle modalità con le quali lo si
affronta».
Peccato però che di tutt´altro avviso siano operatori che
quotidianamente devono intervenire per operazioni di soccorso. Come Gianluca
Tognoni, responsabile del Soccorso Alpino di Riva del Garda, che non esita a
definire «una follia» l´opera realizzata dalla Provincia. E che di cognizione di
causa ne ha da vendere. «I parapetti sono stati tolti, la carreggiata è stata
ristretta, c´è gente che sfreccia in bicicletta e ad ogni curva si può
presentare una situazione di pericolo. Di sicuro ora quella strada è più
pericolosa di prima - afferma Tognoni - Senza contare che in caso di soccorso
noi non possiamo accedere, se non a piedi. Queste cose le avremmo potute dire se
in fase di stesura del progetto e realizzazione dell´opera fossimo stati
interpellati, anche se so che non è necessario. Ma nessuno ci ha mai chiesto
nulla. A mio avviso è un intervento e un´opera infelice».
Più soft nei toni
ma comunque "piccante" è anche il commento di Graziano Boroni, ispettore
distrettuale dei Vigili del Fuoco di Riva: «Prima c´erano i guard-rail, la
strada era più larga e sicura. Ora ci sono anche dei cumuli di terra verso il
lago che rischiano di diventare dei trampolini per precipitare in basso. Più o
meno pericolosa? Vedete voi. Come Vigili del Fuoco avevamo chiesto che venisse
mantenuta la larghezza della carreggiata e la percorribilità per i mezzi di
emergenza. Una volta era una strada tagliafuoco, ora non lo è più». L´ispettore
non lo dice ma chissà cosa succederebbe se un incendio dovesse cominciare a
divorarsi la Rocchetta...
P.L.
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