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ponale 15 luglio 2004

last modified 2007-06-08 13:49

Basso Sarca e Ledro (pag.40)

Processione festosa e nastri, Ponale aperto
Ieri in 600 all´inaugurazione del sentiero,
Per Riva e Molina incontro allo Sperone


Tantissimi ieri coloro che non hanno voluto mancare all´atteso evento
(Fotoservizio Fabio Galas)

Di VITTORIO COLOMBO
Seicento persone, tutte il fila, a piedi, con lo sguardo rapito dalla bellezza del lago, sotto i piedi a strapiombo. Una processione che non ha uguali nella storia, sulla strada, pardon "sentiero" del Ponale, ieri, mercoledì 14 luglio. Giornata destinata ad essere segnata nei libri di testi della rivanità, e non solo. Seicento, in fila, un serpente variopinto, sui ripidi tornanti. Da una parte la roccia, dall´altra lo strapiombo, per l´inaugurazione della Ponale, morta come strada e rinata, come sentiero montano. Restituita alla comunità e alla gioia di cittadini, magari di solito sedentari, ed escursionisti dopo anni di chiusura, di sofferenze.
La presa di possesso della Ponale è avvenuta con azione simbolica. Verso le 16 gli operai del Servizio Ripristino hanno abbattuto le barriere. Come si è fatto con le statue di Saddam. Quindi, alla prima galleria, sono state scoperte le lapidi di tre personaggi che ben fissi nella roccia e nella memoria: il geologo Ennio Lattisi, l´ex assessore provinciale Sergio Casagranda e Nicola "Gheba" Armani, da poco scomparso. Poi si va in salita, perché lo "Sperone" è come Teano, è lì che deve avvenire, con l´incontro, la celebrazione ufficiale dell´evento. Ma per arrivare al nastro da tagliare, ce ne vuole... così va considerato che fino a pochi istanti prima, si confrontavano due scuole di pensiero, quella di Riva che voleva il taglio del nastro alla prima galleria, inizio salita, e quella di Molina di Ledro che chiedeva un proprio taglio, sempre del nastro, sù in alto, dove la Ponale prende a scendere. Poi due nastri sono sembrati troppi e, tira e molla, si è arrivati, salomonicamente a metà scala santa, laddove il sentiero del Ponale finisce di essere Riva per diventare Molina. La delegazione rivana saliva, quella di Molina scendeva, e il sincronismo, quello sì, era perfetto. Allo Sperone l´incontro. Così è spuntato il nasto fatidico e sono spuntate ben due forbici, tanto per non far torto a nessuno. I due sindaci, Paolo Matteotti con i colori rivani e Franco Brighenti con la casacca di Molina, hanno inforcato la forbice. E hanno tagliato all´unisono.
Con la benedizione dell´assessora Iva Berasi, unico pezzo da novanta, anzi da cento, provinciale visto il forfait di Grisenti. Pur atteso (invano). Il fatto è dicono i maliziosi che la Berasi è la mamma del sentiero e, quelli del Comitato "Giacomo Cis" con Fabrizio Bicio Di Stasio e Donato Riccadonna e tutti gli altri volontari, non potevano scaricarla sul filo della gloria. Ma dov´è Iva non è... Dunque, saltellava vispa, da sportiva, l´Assessora che, dicono le cronache, è arrivata prima in cima battendo i sindaci in difetto di fiato per via di calorosi discorsi. Tempo 1 ora. Primo record da battere. A dire il vero anche la Berasi aveva fatto discorsi, sottolineando che era stata la Matonti ad avere, dopo quattro anni, la folgorazione del "sentiero" che ha consentito di aprire a pedoni e cicli. E se qualcuno si becca un sasso in testa sono solo cavoli suoi. Riccadona ha donato alla Berasi il libro mastro con le 10 mila firme raccolte dal Giacomo Cis. Poi in cima, i festeggiamenti gastronomici con la Bacionella. Ed anche questo, è stato un bel vedere. E un bel masticare.

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