12 novembre 2004
Riva (pag.38)
Per i rivani è il «muro del pianto». Era il 1976 e
Per i rivani è il «muro del pianto». Era il 1976 e la terrà tremò, uno scossone che portò a Riva tanta paura e tanti danni. Edifici lesionati, pezzi di tetto crollati, crepe, mucchi di calcinacci nelle strade, insomma una brutta esperienza, di quelle che ti segnano. Che è impossibile dimenticare. Poi le ferite vengono risanate, i tetti rifatti, le crepe riempite, i calcinacci spariscono... ma a Riva è rimasto stoicamente in piedi, beh dire in piedi è troppo, diciamo in bilico tra «adesso sto su, adesso ti cado in testa», il muraglione di via Lipella. Dove una volta c´era la sede alla Benacense, poi dei Marinai. Che facciamo? Beh, ci mettiamo dei pali. Ma che siano grossi. Così compare una selva di pali di legno, puntelli che saldano il muro ballerino alla casa di fronte, una selva che pare di andare nelle palafitte. I rivani, quando passano sotto fanno una corsa. Con una mano sulla testa. Poi la tecnologia... i pali diventano di ferro. Vorrei vedere. E gli anni passano, e i rivani, quelli che hanno la strizza del terremoto provato a rischio coronarie invecchiamo. E non passano più sotto, perchè non si fidano. Cade o non cade? E cambiamo strada, perché sono saggi di natura. Ora, non è leggenda: c´erano in giro dei tedeschi, qualche settimana fa, che fotografavano come matti. La Rocca? Macché, giù scatti all´indirizzo dell´ex Rosengarten di viale Rovereto, il casone con il tetto sfondato, tutto stortoc he ti vengono le vertigini a guardarlo, e giù scatti all´indirizzo del muro del pianto di via Lipella, con gli artisti puntelli. «Fotografiamo i resti della guerra mondiale, - dicono. - Beata la città che conserva i ruderi della memoria». Tedeschi sono... i rivani sdrammatizzano... quando il muro dei pianto sarà ridotto di un metro e mezzo, rassodato, e saranno levati i puntelli... beh, via Lipella non sarà più la stessa. Vuoi mettere, l´adrenalina alle stelle quando ci passi e senti i mattoni che si agitano sopra la testa, come se ti volessero salutare. E poi, che diavolo fotograferanno i tedeschi nostalgici?
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