«Rigoni Stern»: la premiazione

Sì è conclusa domenica 16 giugno ad Asiago con la cerimonia di premiazione in un teatro Millepini gremito di pubblico, la due giorni finale del premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi 2019. Come da tradizione, il premio propone un intenso cartellone di eventi.

Da molti anni il conferimento del premio è anche occasione per ripercorrere l'opera di Mario Rigoni Stern e allo stesso tempo per lanciare uno sguardo alle Alpi nella loro storia, nel loro presente e nelle prospettive future.

A fare da filo conduttore è stato questa volta il tema dei “Boschi di Mario”, come ha spiegato il presidente del premio Sergio Frigo a inizio cerimonia, citando una frase dello scrittore di Asiago “un giorno non sarà più possibile fermare il vento”. L'allusione e l'occasione di questa scelta tematica va chiaramente ascritta all'eccezionale evento meteorologico della Tempesta Vaia che ha segnato profondamente e drammaticamente il territorio alpino tra Veneto e Trentino a fine ottobre 2018 ma si apre a riflessioni più generali sul rapporto tra uomo e natura.

Dopo i saluti delle autorità, ovvero del sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, del vicepreseidente del Consiglio regionale del Veneto Bruno Pigozzo e dell'assessora alla cultura del Comune di Riva del Garda Flavia Chincarini (presente a entrambe le giornate; foto qui sotto) sono iniziati gli interventi.

Sara Luchetta ha condotto i presenti in un viaggio tra le opere di Stern per costruire una sorta di inventario ecologico e letterario – e geografico – degli alberi particolarmente cari allo scrittore, soffermandosi su opere come “Arboreto Salvatico”, “Storia di Tönle” e “Il bosco degli urogalli” e identificando alberi come i meli selvatici che legano la propria storia a memorie di quotidianità e guerra o il ciliegio simbolo di casa e memoria.

Daniele Zovi, già alla direzione dei forestali di Asiago, ha invece ripercorso la storia dei boschi dell'Altopiano tra 1906 e 2018, ossia dall'inizio della costruzione dei forti utilizzati nella Grande guerra sino alla Tempesta Vaia. Un secolo di distruzione e ricostruzione, di sorprese e allo stesso tempo anche di errori compresi solo nel tempo a testimonianza che il rapporto tra uomo e natura non è sempre stabilito e fisso, che le competenze e le conoscenze su alberi e foreste sono molto cambiate da quando si attuò la prima straordinaria opera di reimpianto dei boschi con oltre dieci milioni di piantine messe a dimora alla fine della Prima guerra mondiale.

Al teatro Millepini di Asiago sono saliti sul palco invece Marco Paolini e Gianfranco Bettin – vincitori dell'edizione 2018 del premio Stern con “Le avventure di Numero primo” (Einaudi) e hanno affrontato temi come la montagna e le alleanze necessarie per prendersene cura, la memoria con i suoi aspetti positivi e talvolta i suoi limiti.

In una continua alternanza tra pianura e montagna, tra il mare della laguna e gli abeti dell'Altopiano, una parte importante ha avuto anche la musica con la cantata di Claudio Ambrosini “Le nevi di Rigoni Stern”, per voce recitante, coro maschile e pianoforte che ha visto l'esibizione di Margherita Stevanato, Matteo Liva e il Coenobium Vocale diretto da Maria Dal Bianco ieri a Venezia, mentre quest'oggi il Coro il Bell'Humore di Padova ha proposto l'intermezzo musicale “Gli alberi di Mario” e portato brani provenienti da lingue e culture molto lontane tra loro.

Non poteva mancare infine il conferimento dei premi arricchito da domande e interviste che alcuni membri membri della giuria - quest'anno composta da Ilvo Diamanti, Marco Albino Ferrari, Paola Maria Filippi, Mario Isnenghi e Daniele Jalla che hanno operato con il coordinamento di Margherita Detomas – e la conduttrice Valentina Berengo hanno rivolto a coloro che hanno ottenuto le Menzioni Speciali e ai vincitori delle diverse sezioni del premio.

Sul palco si sono così alternati Marco Balzano – vincitore dell'edizione 2019, foto in alto – che ha condotto i presenti in una parte di storia dimenticata dell'Italia del Novecento: l'italianizzazione del Sudtirolo, la politica delle opzioni, il tema del confine e dell'identità linguistica, sottolineando anche come ci siano parti di storia del nostro paese che non vengono ancora narrate e affrontate in modo adeguato; Claudio Rigon che con una raffinata indagine fotografica ha ripercorso la nascita, l'ideazione e la realizzazione della straordinaria opera ingegneristica della Strada delle 52 Gallerie sul Pasubio; Irene Borgna che ha raccontato l'incredibile storia di Louis Oreiller; il traduttore Franco Filice e l'editore Roberto Keller che hanno portato i saluti di Sylvie Schenk e ritirato per suo conto il premio.

Accanto ai premiati per i libri sono stati anche insigniti del riconoscimento “Guardiano dell'Arca – Osvaldo Dongilli” per essersi distinti nella salvaguardia e tutela dei valori della montagna Mandra Schennach – titolare di un'azienda agricola all'imbocco della Val Vestino e da sempre impegnata nella gestione di alpeggi tra Lombardia, Trentino e Svizzera – e il malgaro, pittore, poeta e docente di disegno all'Accademia di Belle Arti di Brera Gianluigi Rocca (foto qui sopra).

Numerosi gli enti e le associazioni che sostengono il premio Mario Rigoni Stern: il Comune di Asiago, il Comune di Riva del Garda, la Provincia autonoma di Trento, il Consiglio regionale del Veneto, la Regione Veneto, oltre agli sponsor come il Gruppo ITAS Assicurazioni e Rigoni di Asiago, l'ente Riva del Garda Fierecongressi, il circolo Ars Venandi e la Federazione italiana della caccia, il Museo degli usi e costumi della gente trentina.

Domenica, 16 Giugno 2019

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