Descrizione
Alla rassegna «Progresso e felicità: un paradosso?» venerdì 25 novembre c’è il prof. Roberto Manfredini, del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara. Il tema della conferenza, che si tiene in biblioteca con inizio alle 20.30, è «I bioritmi e le nostre performance: le nuove conoscenze ci hanno reso più felici o solo più efficienti? Come sfruttare al meglio le conoscenze scientifiche per il nostro benessere soggettivo». Il dott. Roberto Manfredini, da studioso della scienza dei ritmi biologici, proporrà alcune interessanti considerazioni in merito. La conferenza non vuole essere una sorta di lettura accademica, al contrario: l’intento del relatore è suscitare sana curiosità e stimolare domande e dibattito attivo con i presenti.
«La rotazione della Terra sul proprio asse, che si completa in circa ventiquattro ore, fa sì che una parte della nostra giornata sia illuminata e un’altra buia -spiega il prof. Manfredini- l’alternanza luce/buio è alla base dei cosiddetti ritmi circadian, da “circa diem”, presenti in ogni essere vivente da quando esiste la Terra. In effetti, una organizzazione ritmica e predicibile consente a ogni cellula, tessuto, organo di organizzare al meglio le sue attività. Per l’essere umano, luce (giorno) ha sempre significato attività, buio (notte) riposo. Poi il progresso ha portato prima il fuoco, con la possibilità di illuminare le zone buie, ma soprattutto negli ultimi due secoli, con la luce elettrica, ha consentito di illuminare a giorno gli ambienti anche di notte, e quindi di lavorare e produrre. In seguito il progresso ha consentito di effettuare in poche ore spostamenti che prima richiedevano giorni, settimane o mesi. E il progresso ha portato la luce led, più economica e con grandi sviluppi nella vita domestica (tv, smartphone, computer, ebook). Poi è arrivata l’invenzione dell’ora legale. La medicina, con tutti questi scossoni ai ritmi circadiani, ha dovuto imparare ad affrontare le nuove problematiche da desincronizzazione: lavoro a turni, fuso orario, disturbi di sonno e del metabolismo, sedentarietà e obesità. È ancora possibile, nel quotidiano, riappropriarsi del rispetto dei propri ritmi circadiani?».
Il relatore
Roberto Manfredini a sei anni aveva deciso che da grande avrebbe fatto il dottore e, a dieci anni, aveva anche scelto la specializzazione: medicina interna. Ha conseguito la laurea in Medicina (Ferrara) e poi la specializzazione in Medicina interna (Parma), oltre a quelle in Endocrinologia (Modena) e Cardiologia (Ferrara). Ora è professore ordinario di Medicina interna all’Università di Ferrara, dove dirige il reparto di Clinica medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara. Da molti anni si dedica allo studio della cronobiologia, la scienza del tempo in biologia e dei ritmi biologici, divenuta nota al grande pubblico dopo il premio Nobel per la medicina nel 2017, alla quale ha anche dedicato un piccolo libro. Assoluto sostenitore della divulgazione scientifica, partecipa con lo stesso entusiasmo sia a trasmissioni televisive e radiofoniche così come a incontri aperti al pubblico laico o alle scuole.
La rassegna
La proposta fa parte della rassegna «Progresso e felicità: un paradosso?», organizzata dalla biblioteca civica di Riva del Garda per interrogare filosofia, scienze umane, economia e ecologia su progresso e felicità. Un tema quantomai attuale: può il progresso aumentare la felicità? Se sì, in che modo esso interviene nella perenne e costante ricerca dell'uomo tesa all’agognata joie de vivre?