Descrizione
Il momento solenne dell’ingresso del gonfalone del Comune di Riva del Garda e dai vessilli delle sezioni Ana di Trento e di Cremona-Mantova, accompagnati dai gagliardetti del Gruppo alpini di Campi e quello del Gruppo alpini di Mantova, con successivamente l'alzabandiera, ha dato ufficialmente il via alla celebrazione. Proprio la partecipazione della delegazione lombarda ha sottolineato il carattere eccezionale dell’evento: a unire i due territori è la figura del colonnello Antonio Gioppi, Medaglia d’oro al valor militare, la cui medaglia splende su entrambi i vessilli sezionali.
Quella di Gioppi è una storia che affonda le radici proprio nel cuore di Campi. Il legame tra la località e la nobile famiglia dei conti Gioppi -storicamente tra i casati più influenti della valle insieme ai Martini e ai Moscardini- risale infatti alla metà del Cinquecento. Sebbene Antonio sia nato a Sermide (Mantova) nel 1863, la sua storia è indissolubilmente legata al Trentino: il padre Giacomo nacque e visse per alcuni anni, proprio a Campi nel 1820 come vi è inciso nella targa collocata sul monumento ai caduti di Campi.
Rendendo onore alla quarta Medaglia d’oro (dopo Battisti, Filzi e Chiesa), la comunità di Campi non ha solo celebrato un eroe militare, ma ha riaffermato l'identità di un territorio dove la storia delle grandi famiglie e il sacrificio dei singoli continuano a essere fondamenta vive del presente alpino.
Quando l'Italia entrò in guerra fu tra i primi a chiedere e a ottenere di essere mandato al fronte e la vecchia madre lo vide partire con commosso orgoglio. Colonnello al 7° reggimento alpini, partì per il Cadore (Tre cime di Lavaredo), poi col 70° Fanteria per Oslavia, dove si meritò una medaglia d'argento. Richiamato tra i suoi alpini, fu inviato sul fronte trentino. Quale comandante di una frazione del gruppo E (divenuto poi il 6° gruppo alpino) stava organizzandosi a Marostica quando fu dato l'allarme: il nemico aveva rotto le resistenze e scendeva per le valli. Con i suoi alpini risalì con precipitosa prontezza per val d'Astico, sostenendo per due giorni l'urto nemico finché prendendo forte posizione tra Forni Alti a Malga Campiglia, riusciva ad assicurare il fianco destro delle truppe del Pasubio sostenendo ripetuti furiosi assalti nemici in condizioni disagevoli e difficili: la zona era nuda, coperta di neve ancor alta (giugno-luglio 1916), senza trincee, senza caverne, senza appostamenti per l'artiglieria. Privi di tende e di rifornimenti bevevano la neve disciolta e vivevano di animali selvatici. Pure in queste condizioni gli alpini fecero «spalto ed acciaio della loro fragile umanità». Per l'opera compiuta in quelle operazioni fu insignito dell'Ordine militare di Savoia. Nella commozione di quel giorno egli, grande anche nella sua modestia, scriveva alla moglie: «24-IX-1916: Ieri fu giornata di forti emozioni. S.E. ha parlato ai miei alpini in modo commovente ma ha detto troppo bene di me di fronte a tante migliaia di uomini che tutti avevano combattuto e sofferto anche più di me: io avrei voluto nascondermi ... Sono lieto per la mia Mamma che ne sarà orgogliosa. Attendo dalle tue mani come un cavaliere antico, i nastrini delle decorazioni.».
Continuando nella controffensiva, il suo gruppo si distinse nella occupazione dell’alta val Posina, del Monte Trappola e del Monte Spil e nel tentativo di conquista del Monte Corno, e infine nell'occupazione del Monte Majo. In ottobre per liberare la Vallarsa dalla soggezione nella quale la teneva l'occupazione austriaca dell'Alpe di Cosmagnon fu iniziata una serie di operazioni che finirono con la conquista del Cosmagnon e del Dente inferiore. A queste operazioni presero parte tutti i battaglioni del gruppo E: il Dente fu preso e perduto e ripreso per ben nove volte! Durante l'ultima azione il fuoco nemico fece esplodere le munizioni accatastate all'imbocco d'una galleria: il conte Gioppi al suo posto di comando veniva travolto dalle pietre. Fu estratto morente mentre accanto a lui giacevano già morti due altri ufficiali del battaglione Exilles. Dilaniato da orribili ferite spirava il giorno dopo: il 14 ottobre 1916.
La motivazione della medaglia d'oro decretata alla memoria del conte Gioppi, ci dice -meglio di ogni commento- del suo altissimo valore di soldato: «Comandante di un gruppo alpino, impresse alle sue truppe tale slancio e col suo grande ascendente morale trasfuse in esse tale ardimento che nonostante le gravi difficoltà trionfava della fiera resistenza di un nemico in forze, risoluto, conquistando importanti posizioni ed affermandovisi. Sprezzante di ogni pericolo seguendo da presso le colonne moventi ai sanguinosi attacchi, pronto ad intervenire di persona quando le circostanze lo richiedessero, il 13 ottobre al suo posto di comando, battuto da micidiale fuoco avversario, cadeva mortalmente colpito da una granata nemica. Monte Pasubio, 9-13 ottobre 1916».
La celebrazione è entrata nel vivo con un gesto dal forte valore simbolico: lo scoprimento della targa in memoria del colonnello Gioppi, un atto che cristallizza il legame indissolubile tra l’eroe alpino e le sue radici gardesane. La mattinata è poi proseguita nella chiesa parrocchiale per la Santa Messa, resa ancora più solenne dalle voci del coro Ana sezionale di Trento "Re di castello", che ha accompagnato la liturgia fino alla benedizione delle corone.
Particolarmente toccante il momento degli onori ai Caduti di tutte le guerre: in un silenzio carico di rispetto, l’inquadramento dei partecipanti per lo sfilamento e il corteo si è poi diretto verso il cimitero del paese. Quello che un tempo fu un cimitero militare custodisce oggi una piccola cappella di origine austroungarica: qui, le Penne nere hanno deposto una composizione floreale per onorare i soldati imperiali. Un gesto di alta civiltà alpina che riconosce in quei "padri e nonni" del passato un pezzo di storia condivisa, oltre ogni antico confine.
Parole molto pesanti e cariche di valori e significati, da parte dell’assessore Mario Caproni in rappresentanza dell’amministrazione di Riva del Garda, del sindaco di Borgo Virgilio (Mantova) alpino Francesco Aporti, rappresentante dei tanti comuni che creano il gruppo alpini di Mantova; del presidente della sezione Ana di Cremona–Mantova Riccardo Penada, e un rappresentante del direttivo del gruppo alpini di Mantova Massimo Battisti; del presidente della Croce nera austriaca Hans Duffek; del vicepresidente vicario della sezione Ana di Trento; del consigliere nazionale Ana Carlo Fracassi.
Dopo le allocuzioni delle autorità e il tradizionale rancio alpino -momento conviviale che da sempre salda i legami tra i gruppi- la giornata si è conclusa con un’intensa rassegna corale. Protagonisti sul palco il coro "Lago di Tenno", presenza storica oramai di casa e amata delle feste di Campi, e nuovamente il coro sezionale "Re di castello". Il confronto tra le due compagini ha offerto ai presenti un repertorio di canti di montagna che ha saputo dar voce, una volta di più, all'anima e alla memoria di questa terra.